[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
La sete di conoscenza, presto o tardi, in una età o nell’altra, affiora alla mente con le sue eterne domande: “Chi siamo? Perché viviamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Abbiamo un’anima che sopravvive alla dissoluzione del corpo o perisce con esso? Esiste, dopo la presente, un’altra vita? Sarà migliore o peggiore di questa? Vi è un Dio sopra di noi che guarda e veglia amoroso ed esigente, al quale dobbiamo rendere conto di tutto, dei pensieri, delle parole e delle azioni? Vi è un premio per chi fa il bene ed una punizione per chi compie il male? C’è, per chi soffre nella povertà e nella malattia, privo di affetti e di assistenza, una ragione logica, oppure sussiste solo ed unicamente la materia in movimento con la sua dialettica inesorabile e lo sconfortante eterno divenire privo di finalità?”. [...] Per coloro che si pongono tutte queste domande, ma vogliono i fatti, noi proponiamo l’Archeosofia. Che cos’è l’Archeosofia verrà ampiamente spiegato nel senso introduttivo da questo quaderno. Per il momento basti saperne il significato etimologico, dal greco Archè che vuol dire Dio, principio dei princìpi, e Sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza. San Paolo di essa tramanda una raffinata definizione nella prima lettera ai Corinzi, 2:6-16, ed ai Colossesi, 1:26. Ecco quanto dice: “Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio (=Archeosofia) avvolta nel mistero che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria”. (pag. 1-2)
[...] Alla domanda: - Chi è la donna? - si contrappongono le diverse definizioni convergenti degli psicologi, teologi, filosofi, sociologi e biologi. D’altra parte abbiamo la risposta che nei secoli hanno dato i miti, le favole della mitologia, i simboli, fra i quali vi è il racconto biblico della Genesi verso il quale siamo particolarmente sensibili e interessati. Rispondere alla domanda: - Chi è la donna?- è tanto complicato quanto rispondere a: -Chi è l’uomo?-. La donna è l’uomo, ma con polarità diversa, femminile: definizione comprensibile quando avrete studiato le nostre nozioni sulla costituzione occulta della persona umana. La donna è un pensiero di Dio oggettivato, è un atto creativo, una espressione concreta d’amore, una immagine somigliante a Lui, e che racchiude l’impronta della maternità divina. La donna è uno spirito, una forza spirituale equivalente a quella dell’uomo. Essa è un corpo fisico, tempio vivente del suo spirito, della sua anima emotiva e della sua potenza generativa, conforme alle caratteristiche di una ben precisa polarità cosmogonica che nella manifestazione terrestre opera con un corpo biologicamente strutturato per esprimere la femminilità. Creati a immagine e somiglianza spirituale di Dio, l’uomo e la donna sono immortali ed hanno la potestà di lavorare per la reciproca santificazione che li condurrà nei due paradisi: il Terrestre prima, e il Celeste dopo, in conformità ai Misteri minori e maggiori. (pag. 3)
[...] Fondare un Ordine Iniziatico e chiamarlo “Loto+Croce”, significa riunire altri cercatori di Dio, disseminati sul pianeta, separati e talora troppo soli per progredire nel Sentiero della pace, della santificazione e della perfetta unione con l’Assoluto. È come dirvi con le parole del profeta Geremia (L:5): “Venite, uniamoci all’Eterno con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata”. Allearsi e camminare insieme con umiltà vuol dire amarsi, comprendersi, aver fiducia l’uno dell’altro in tempi come questi di diffidenza e sfiducia dell’uomo verso l’uomo. Il cammino verso Dio non si percorre da soli, ma in gruppo, perché ci si spalleggia, ci si fa coraggio, si va avanti insieme senza pretesa di essere gli uni superiori agli altri, accettando le conoscenze e l’esperienza di tutti per una finalità unica: conquistare il Regno dei Cieli. Partecipare ad un Ordine iniziatico è una rara occasione, e può darsi irripetibile. Un Ordine è come una Ekklesia, un sacerdozio esoterico per il quale si deve avere la vocazione e la chiamata, l’umiltà e la fiducia nell’Ordine stesso e nelle sue finalità. (pag.1-2)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
Ogni persona che incontriamo sul nostro cammino è un viandante che arriva da lontano e va lontano, mosso dalla Legge dell’Evoluzione che regge l’Universo ed i suoi abitanti. [...] L’apparizione dei "Guardiani" è un segno, un sintomo che mette in evidenza una fase decisiva, una tappa della propria evoluzione. [...] Quando un’anima nasce in un corpo, può darsi che abbia fatto il suo lavoro di catarsi (purificazione) già in altre vite, e abbia sviluppato i sensi spirituali. [...] L’anima, prima di farsi veggente nel senso superiore, era guidata da esseri cosmici superiori, ma dopo lo scioglimento non ha più chi la guidi, è libera di assumere la direzione di sé. Perciò l’individuo è esposto a gravi pericoli, come un fanciullo non custodito dalla nutrice. Una volta scissa la personalità avvengono insoliti fenomeni: l’apparizione del "Guardiano della Soglia". [...] una delle più minacciose ed importanti esperienze di chi si cimenta nei lavori iniziatici, che gli antichi Filosofi dell’Ermetismo definirono "Fatiche di Ercole", giusto l’insegnamento esoterico della Mitologia greca. (pag. 2-3-4)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
Il "Libro Cristiano dei Morti" è una guida spirituale destinata ai morenti e ai defunti recenti, poggiata sull'ipotesi e la convinzione che nello stato agonico la persona possa ancora udire la voce dell'istruttore (sacerdote o persona qualificata) e trarne forza e orientamento salvifico. [...] Oltre al testo destinato ai defunti, la pubblicazione contiene alcuni capitoli sintetici sulla dottrina dell'aldilà, con una sorta di "topografia cosmica" che offre un quadro di quello che aspetta il defunto una volta varcata la soglia ultraterrena. [...] Lo stato intermedio fra la morte e la destinazione, conseguenza della legge di equilibrio o contrappasso, è un viaggio pieno di insidie, orrori e sofferenze per coloro che chiudono il libro dell'esistenza in disgrazia, ma un transito glorioso, felice e uno splendido soggiorno per coloro che spirano in stato di santità. (pag. 7-9)
La sete di conoscenza, presto o tardi, in una età o nell’altra, affiora alla mente con le sue eterne domande: “Chi siamo? Perché viviamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Abbiamo un’anima che sopravvive alla dissoluzione del corpo o perisce con esso? Esiste, dopo la presente, un’altra vita? Sarà migliore o peggiore di questa? Vi è un Dio sopra di noi che guarda e veglia amoroso ed esigente, al quale dobbiamo rendere conto di tutto, dei pensieri, delle parole e delle azioni? Vi è un premio per chi fa il bene ed una punizione per chi compie il male? C’è, per chi soffre nella povertà e nella malattia, privo di affetti e di assistenza, una ragione logica, oppure sussiste solo ed unicamente la materia in movimento con la sua dialettica inesorabile e lo sconfortante eterno divenire privo di finalità?”. [...] Per coloro che si pongono tutte queste domande, ma vogliono i fatti, noi proponiamo l’Archeosofia. Che cos’è l’Archeosofia verrà ampiamente spiegato nel senso introduttivo da questo quaderno. Per il momento basti saperne il significato etimologico, dal greco Archè che vuol dire Dio, principio dei princìpi, e Sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza. San Paolo di essa tramanda una raffinata definizione nella prima lettera ai Corinzi, 2:6-16, ed ai Colossesi, 1:26. Ecco quanto dice: “Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio (=Archeosofia) avvolta nel mistero che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria”. (pag. 1-2)
[...] Alla domanda: - Chi è la donna? - si contrappongono le diverse definizioni convergenti degli psicologi, teologi, filosofi, sociologi e biologi. D’altra parte abbiamo la risposta che nei secoli hanno dato i miti, le favole della mitologia, i simboli, fra i quali vi è il racconto biblico della Genesi verso il quale siamo particolarmente sensibili e interessati. Rispondere alla domanda: - Chi è la donna?- è tanto complicato quanto rispondere a: -Chi è l’uomo?-. La donna è l’uomo, ma con polarità diversa, femminile: definizione comprensibile quando avrete studiato le nostre nozioni sulla costituzione occulta della persona umana. La donna è un pensiero di Dio oggettivato, è un atto creativo, una espressione concreta d’amore, una immagine somigliante a Lui, e che racchiude l’impronta della maternità divina. La donna è uno spirito, una forza spirituale equivalente a quella dell’uomo. Essa è un corpo fisico, tempio vivente del suo spirito, della sua anima emotiva e della sua potenza generativa, conforme alle caratteristiche di una ben precisa polarità cosmogonica che nella manifestazione terrestre opera con un corpo biologicamente strutturato per esprimere la femminilità. Creati a immagine e somiglianza spirituale di Dio, l’uomo e la donna sono immortali ed hanno la potestà di lavorare per la reciproca santificazione che li condurrà nei due paradisi: il Terrestre prima, e il Celeste dopo, in conformità ai Misteri minori e maggiori. (pag. 3)
[...] Fondare un Ordine Iniziatico e chiamarlo “Loto+Croce”, significa riunire altri cercatori di Dio, disseminati sul pianeta, separati e talora troppo soli per progredire nel Sentiero della pace, della santificazione e della perfetta unione con l’Assoluto. È come dirvi con le parole del profeta Geremia (L:5): “Venite, uniamoci all’Eterno con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata”. Allearsi e camminare insieme con umiltà vuol dire amarsi, comprendersi, aver fiducia l’uno dell’altro in tempi come questi di diffidenza e sfiducia dell’uomo verso l’uomo. Il cammino verso Dio non si percorre da soli, ma in gruppo, perché ci si spalleggia, ci si fa coraggio, si va avanti insieme senza pretesa di essere gli uni superiori agli altri, accettando le conoscenze e l’esperienza di tutti per una finalità unica: conquistare il Regno dei Cieli. Partecipare ad un Ordine iniziatico è una rara occasione, e può darsi irripetibile. Un Ordine è come una Ekklesia, un sacerdozio esoterico per il quale si deve avere la vocazione e la chiamata, l’umiltà e la fiducia nell’Ordine stesso e nelle sue finalità. (pag.1-2)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
Ogni persona che incontriamo sul nostro cammino è un viandante che arriva da lontano e va lontano, mosso dalla Legge dell’Evoluzione che regge l’Universo ed i suoi abitanti. [...] L’apparizione dei "Guardiani" è un segno, un sintomo che mette in evidenza una fase decisiva, una tappa della propria evoluzione. [...] Quando un’anima nasce in un corpo, può darsi che abbia fatto il suo lavoro di catarsi (purificazione) già in altre vite, e abbia sviluppato i sensi spirituali. [...] L’anima, prima di farsi veggente nel senso superiore, era guidata da esseri cosmici superiori, ma dopo lo scioglimento non ha più chi la guidi, è libera di assumere la direzione di sé. Perciò l’individuo è esposto a gravi pericoli, come un fanciullo non custodito dalla nutrice. Una volta scissa la personalità avvengono insoliti fenomeni: l’apparizione del "Guardiano della Soglia". [...] una delle più minacciose ed importanti esperienze di chi si cimenta nei lavori iniziatici, che gli antichi Filosofi dell’Ermetismo definirono "Fatiche di Ercole", giusto l’insegnamento esoterico della Mitologia greca. (pag. 2-3-4)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
Il "Libro Cristiano dei Morti" è una guida spirituale destinata ai morenti e ai defunti recenti, poggiata sull'ipotesi e la convinzione che nello stato agonico la persona possa ancora udire la voce dell'istruttore (sacerdote o persona qualificata) e trarne forza e orientamento salvifico. [...] Oltre al testo destinato ai defunti, la pubblicazione contiene alcuni capitoli sintetici sulla dottrina dell'aldilà, con una sorta di "topografia cosmica" che offre un quadro di quello che aspetta il defunto una volta varcata la soglia ultraterrena. [...] Lo stato intermedio fra la morte e la destinazione, conseguenza della legge di equilibrio o contrappasso, è un viaggio pieno di insidie, orrori e sofferenze per coloro che chiudono il libro dell'esistenza in disgrazia, ma un transito glorioso, felice e uno splendido soggiorno per coloro che spirano in stato di santità. (pag. 7-9)
La sete di conoscenza, presto o tardi, in una età o nell’altra, affiora alla mente con le sue eterne domande: “Chi siamo? Perché viviamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Abbiamo un’anima che sopravvive alla dissoluzione del corpo o perisce con esso? Esiste, dopo la presente, un’altra vita? Sarà migliore o peggiore di questa? Vi è un Dio sopra di noi che guarda e veglia amoroso ed esigente, al quale dobbiamo rendere conto di tutto, dei pensieri, delle parole e delle azioni? Vi è un premio per chi fa il bene ed una punizione per chi compie il male? C’è, per chi soffre nella povertà e nella malattia, privo di affetti e di assistenza, una ragione logica, oppure sussiste solo ed unicamente la materia in movimento con la sua dialettica inesorabile e lo sconfortante eterno divenire privo di finalità?”. [...] Per coloro che si pongono tutte queste domande, ma vogliono i fatti, noi proponiamo l’Archeosofia. Che cos’è l’Archeosofia verrà ampiamente spiegato nel senso introduttivo da questo quaderno. Per il momento basti saperne il significato etimologico, dal greco Archè che vuol dire Dio, principio dei princìpi, e Sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza. San Paolo di essa tramanda una raffinata definizione nella prima lettera ai Corinzi, 2:6-16, ed ai Colossesi, 1:26. Ecco quanto dice: “Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio (=Archeosofia) avvolta nel mistero che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria”. (pag. 1-2)
[...] Alla domanda: - Chi è la donna? - si contrappongono le diverse definizioni convergenti degli psicologi, teologi, filosofi, sociologi e biologi. D’altra parte abbiamo la risposta che nei secoli hanno dato i miti, le favole della mitologia, i simboli, fra i quali vi è il racconto biblico della Genesi verso il quale siamo particolarmente sensibili e interessati. Rispondere alla domanda: - Chi è la donna?- è tanto complicato quanto rispondere a: -Chi è l’uomo?-. La donna è l’uomo, ma con polarità diversa, femminile: definizione comprensibile quando avrete studiato le nostre nozioni sulla costituzione occulta della persona umana. La donna è un pensiero di Dio oggettivato, è un atto creativo, una espressione concreta d’amore, una immagine somigliante a Lui, e che racchiude l’impronta della maternità divina. La donna è uno spirito, una forza spirituale equivalente a quella dell’uomo. Essa è un corpo fisico, tempio vivente del suo spirito, della sua anima emotiva e della sua potenza generativa, conforme alle caratteristiche di una ben precisa polarità cosmogonica che nella manifestazione terrestre opera con un corpo biologicamente strutturato per esprimere la femminilità. Creati a immagine e somiglianza spirituale di Dio, l’uomo e la donna sono immortali ed hanno la potestà di lavorare per la reciproca santificazione che li condurrà nei due paradisi: il Terrestre prima, e il Celeste dopo, in conformità ai Misteri minori e maggiori. (pag. 3)
[...] Fondare un Ordine Iniziatico e chiamarlo “Loto+Croce”, significa riunire altri cercatori di Dio, disseminati sul pianeta, separati e talora troppo soli per progredire nel Sentiero della pace, della santificazione e della perfetta unione con l’Assoluto. È come dirvi con le parole del profeta Geremia (L:5): “Venite, uniamoci all’Eterno con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata”. Allearsi e camminare insieme con umiltà vuol dire amarsi, comprendersi, aver fiducia l’uno dell’altro in tempi come questi di diffidenza e sfiducia dell’uomo verso l’uomo. Il cammino verso Dio non si percorre da soli, ma in gruppo, perché ci si spalleggia, ci si fa coraggio, si va avanti insieme senza pretesa di essere gli uni superiori agli altri, accettando le conoscenze e l’esperienza di tutti per una finalità unica: conquistare il Regno dei Cieli. Partecipare ad un Ordine iniziatico è una rara occasione, e può darsi irripetibile. Un Ordine è come una Ekklesia, un sacerdozio esoterico per il quale si deve avere la vocazione e la chiamata, l’umiltà e la fiducia nell’Ordine stesso e nelle sue finalità. (pag.1-2)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
Ogni persona che incontriamo sul nostro cammino è un viandante che arriva da lontano e va lontano, mosso dalla Legge dell’Evoluzione che regge l’Universo ed i suoi abitanti. [...] L’apparizione dei "Guardiani" è un segno, un sintomo che mette in evidenza una fase decisiva, una tappa della propria evoluzione. [...] Quando un’anima nasce in un corpo, può darsi che abbia fatto il suo lavoro di catarsi (purificazione) già in altre vite, e abbia sviluppato i sensi spirituali. [...] L’anima, prima di farsi veggente nel senso superiore, era guidata da esseri cosmici superiori, ma dopo lo scioglimento non ha più chi la guidi, è libera di assumere la direzione di sé. Perciò l’individuo è esposto a gravi pericoli, come un fanciullo non custodito dalla nutrice. Una volta scissa la personalità avvengono insoliti fenomeni: l’apparizione del "Guardiano della Soglia". [...] una delle più minacciose ed importanti esperienze di chi si cimenta nei lavori iniziatici, che gli antichi Filosofi dell’Ermetismo definirono "Fatiche di Ercole", giusto l’insegnamento esoterico della Mitologia greca. (pag. 2-3-4)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
Il "Libro Cristiano dei Morti" è una guida spirituale destinata ai morenti e ai defunti recenti, poggiata sull'ipotesi e la convinzione che nello stato agonico la persona possa ancora udire la voce dell'istruttore (sacerdote o persona qualificata) e trarne forza e orientamento salvifico. [...] Oltre al testo destinato ai defunti, la pubblicazione contiene alcuni capitoli sintetici sulla dottrina dell'aldilà, con una sorta di "topografia cosmica" che offre un quadro di quello che aspetta il defunto una volta varcata la soglia ultraterrena. [...] Lo stato intermedio fra la morte e la destinazione, conseguenza della legge di equilibrio o contrappasso, è un viaggio pieno di insidie, orrori e sofferenze per coloro che chiudono il libro dell'esistenza in disgrazia, ma un transito glorioso, felice e uno splendido soggiorno per coloro che spirano in stato di santità. (pag. 7-9)
La sete di conoscenza, presto o tardi, in una età o nell’altra, affiora alla mente con le sue eterne domande: “Chi siamo? Perché viviamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Abbiamo un’anima che sopravvive alla dissoluzione del corpo o perisce con esso? Esiste, dopo la presente, un’altra vita? Sarà migliore o peggiore di questa? Vi è un Dio sopra di noi che guarda e veglia amoroso ed esigente, al quale dobbiamo rendere conto di tutto, dei pensieri, delle parole e delle azioni? Vi è un premio per chi fa il bene ed una punizione per chi compie il male? C’è, per chi soffre nella povertà e nella malattia, privo di affetti e di assistenza, una ragione logica, oppure sussiste solo ed unicamente la materia in movimento con la sua dialettica inesorabile e lo sconfortante eterno divenire privo di finalità?”. [...] Per coloro che si pongono tutte queste domande, ma vogliono i fatti, noi proponiamo l’Archeosofia. Che cos’è l’Archeosofia verrà ampiamente spiegato nel senso introduttivo da questo quaderno. Per il momento basti saperne il significato etimologico, dal greco Archè che vuol dire Dio, principio dei princìpi, e Sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza. San Paolo di essa tramanda una raffinata definizione nella prima lettera ai Corinzi, 2:6-16, ed ai Colossesi, 1:26. Ecco quanto dice: “Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio (=Archeosofia) avvolta nel mistero che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria”. (pag. 1-2)
[...] Alla domanda: - Chi è la donna? - si contrappongono le diverse definizioni convergenti degli psicologi, teologi, filosofi, sociologi e biologi. D’altra parte abbiamo la risposta che nei secoli hanno dato i miti, le favole della mitologia, i simboli, fra i quali vi è il racconto biblico della Genesi verso il quale siamo particolarmente sensibili e interessati. Rispondere alla domanda: - Chi è la donna?- è tanto complicato quanto rispondere a: -Chi è l’uomo?-. La donna è l’uomo, ma con polarità diversa, femminile: definizione comprensibile quando avrete studiato le nostre nozioni sulla costituzione occulta della persona umana. La donna è un pensiero di Dio oggettivato, è un atto creativo, una espressione concreta d’amore, una immagine somigliante a Lui, e che racchiude l’impronta della maternità divina. La donna è uno spirito, una forza spirituale equivalente a quella dell’uomo. Essa è un corpo fisico, tempio vivente del suo spirito, della sua anima emotiva e della sua potenza generativa, conforme alle caratteristiche di una ben precisa polarità cosmogonica che nella manifestazione terrestre opera con un corpo biologicamente strutturato per esprimere la femminilità. Creati a immagine e somiglianza spirituale di Dio, l’uomo e la donna sono immortali ed hanno la potestà di lavorare per la reciproca santificazione che li condurrà nei due paradisi: il Terrestre prima, e il Celeste dopo, in conformità ai Misteri minori e maggiori. (pag. 3)
[...] Fondare un Ordine Iniziatico e chiamarlo “Loto+Croce”, significa riunire altri cercatori di Dio, disseminati sul pianeta, separati e talora troppo soli per progredire nel Sentiero della pace, della santificazione e della perfetta unione con l’Assoluto. È come dirvi con le parole del profeta Geremia (L:5): “Venite, uniamoci all’Eterno con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata”. Allearsi e camminare insieme con umiltà vuol dire amarsi, comprendersi, aver fiducia l’uno dell’altro in tempi come questi di diffidenza e sfiducia dell’uomo verso l’uomo. Il cammino verso Dio non si percorre da soli, ma in gruppo, perché ci si spalleggia, ci si fa coraggio, si va avanti insieme senza pretesa di essere gli uni superiori agli altri, accettando le conoscenze e l’esperienza di tutti per una finalità unica: conquistare il Regno dei Cieli. Partecipare ad un Ordine iniziatico è una rara occasione, e può darsi irripetibile. Un Ordine è come una Ekklesia, un sacerdozio esoterico per il quale si deve avere la vocazione e la chiamata, l’umiltà e la fiducia nell’Ordine stesso e nelle sue finalità. (pag.1-2)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
Ogni persona che incontriamo sul nostro cammino è un viandante che arriva da lontano e va lontano, mosso dalla Legge dell’Evoluzione che regge l’Universo ed i suoi abitanti. [...] L’apparizione dei "Guardiani" è un segno, un sintomo che mette in evidenza una fase decisiva, una tappa della propria evoluzione. [...] Quando un’anima nasce in un corpo, può darsi che abbia fatto il suo lavoro di catarsi (purificazione) già in altre vite, e abbia sviluppato i sensi spirituali. [...] L’anima, prima di farsi veggente nel senso superiore, era guidata da esseri cosmici superiori, ma dopo lo scioglimento non ha più chi la guidi, è libera di assumere la direzione di sé. Perciò l’individuo è esposto a gravi pericoli, come un fanciullo non custodito dalla nutrice. Una volta scissa la personalità avvengono insoliti fenomeni: l’apparizione del "Guardiano della Soglia". [...] una delle più minacciose ed importanti esperienze di chi si cimenta nei lavori iniziatici, che gli antichi Filosofi dell’Ermetismo definirono "Fatiche di Ercole", giusto l’insegnamento esoterico della Mitologia greca. (pag. 2-3-4)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
Il "Libro Cristiano dei Morti" è una guida spirituale destinata ai morenti e ai defunti recenti, poggiata sull'ipotesi e la convinzione che nello stato agonico la persona possa ancora udire la voce dell'istruttore (sacerdote o persona qualificata) e trarne forza e orientamento salvifico. [...] Oltre al testo destinato ai defunti, la pubblicazione contiene alcuni capitoli sintetici sulla dottrina dell'aldilà, con una sorta di "topografia cosmica" che offre un quadro di quello che aspetta il defunto una volta varcata la soglia ultraterrena. [...] Lo stato intermedio fra la morte e la destinazione, conseguenza della legge di equilibrio o contrappasso, è un viaggio pieno di insidie, orrori e sofferenze per coloro che chiudono il libro dell'esistenza in disgrazia, ma un transito glorioso, felice e uno splendido soggiorno per coloro che spirano in stato di santità. (pag. 7-9)
La sete di conoscenza, presto o tardi, in una età o nell’altra, affiora alla mente con le sue eterne domande: “Chi siamo? Perché viviamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Abbiamo un’anima che sopravvive alla dissoluzione del corpo o perisce con esso? Esiste, dopo la presente, un’altra vita? Sarà migliore o peggiore di questa? Vi è un Dio sopra di noi che guarda e veglia amoroso ed esigente, al quale dobbiamo rendere conto di tutto, dei pensieri, delle parole e delle azioni? Vi è un premio per chi fa il bene ed una punizione per chi compie il male? C’è, per chi soffre nella povertà e nella malattia, privo di affetti e di assistenza, una ragione logica, oppure sussiste solo ed unicamente la materia in movimento con la sua dialettica inesorabile e lo sconfortante eterno divenire privo di finalità?”. [...] Per coloro che si pongono tutte queste domande, ma vogliono i fatti, noi proponiamo l’Archeosofia. Che cos’è l’Archeosofia verrà ampiamente spiegato nel senso introduttivo da questo quaderno. Per il momento basti saperne il significato etimologico, dal greco Archè che vuol dire Dio, principio dei princìpi, e Sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza. San Paolo di essa tramanda una raffinata definizione nella prima lettera ai Corinzi, 2:6-16, ed ai Colossesi, 1:26. Ecco quanto dice: “Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio (=Archeosofia) avvolta nel mistero che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria”. (pag. 1-2)
[...] Alla domanda: - Chi è la donna? - si contrappongono le diverse definizioni convergenti degli psicologi, teologi, filosofi, sociologi e biologi. D’altra parte abbiamo la risposta che nei secoli hanno dato i miti, le favole della mitologia, i simboli, fra i quali vi è il racconto biblico della Genesi verso il quale siamo particolarmente sensibili e interessati. Rispondere alla domanda: - Chi è la donna?- è tanto complicato quanto rispondere a: -Chi è l’uomo?-. La donna è l’uomo, ma con polarità diversa, femminile: definizione comprensibile quando avrete studiato le nostre nozioni sulla costituzione occulta della persona umana. La donna è un pensiero di Dio oggettivato, è un atto creativo, una espressione concreta d’amore, una immagine somigliante a Lui, e che racchiude l’impronta della maternità divina. La donna è uno spirito, una forza spirituale equivalente a quella dell’uomo. Essa è un corpo fisico, tempio vivente del suo spirito, della sua anima emotiva e della sua potenza generativa, conforme alle caratteristiche di una ben precisa polarità cosmogonica che nella manifestazione terrestre opera con un corpo biologicamente strutturato per esprimere la femminilità. Creati a immagine e somiglianza spirituale di Dio, l’uomo e la donna sono immortali ed hanno la potestà di lavorare per la reciproca santificazione che li condurrà nei due paradisi: il Terrestre prima, e il Celeste dopo, in conformità ai Misteri minori e maggiori. (pag. 3)
[...] Fondare un Ordine Iniziatico e chiamarlo “Loto+Croce”, significa riunire altri cercatori di Dio, disseminati sul pianeta, separati e talora troppo soli per progredire nel Sentiero della pace, della santificazione e della perfetta unione con l’Assoluto. È come dirvi con le parole del profeta Geremia (L:5): “Venite, uniamoci all’Eterno con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata”. Allearsi e camminare insieme con umiltà vuol dire amarsi, comprendersi, aver fiducia l’uno dell’altro in tempi come questi di diffidenza e sfiducia dell’uomo verso l’uomo. Il cammino verso Dio non si percorre da soli, ma in gruppo, perché ci si spalleggia, ci si fa coraggio, si va avanti insieme senza pretesa di essere gli uni superiori agli altri, accettando le conoscenze e l’esperienza di tutti per una finalità unica: conquistare il Regno dei Cieli. Partecipare ad un Ordine iniziatico è una rara occasione, e può darsi irripetibile. Un Ordine è come una Ekklesia, un sacerdozio esoterico per il quale si deve avere la vocazione e la chiamata, l’umiltà e la fiducia nell’Ordine stesso e nelle sue finalità. (pag.1-2)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
Ogni persona che incontriamo sul nostro cammino è un viandante che arriva da lontano e va lontano, mosso dalla Legge dell’Evoluzione che regge l’Universo ed i suoi abitanti. [...] L’apparizione dei "Guardiani" è un segno, un sintomo che mette in evidenza una fase decisiva, una tappa della propria evoluzione. [...] Quando un’anima nasce in un corpo, può darsi che abbia fatto il suo lavoro di catarsi (purificazione) già in altre vite, e abbia sviluppato i sensi spirituali. [...] L’anima, prima di farsi veggente nel senso superiore, era guidata da esseri cosmici superiori, ma dopo lo scioglimento non ha più chi la guidi, è libera di assumere la direzione di sé. Perciò l’individuo è esposto a gravi pericoli, come un fanciullo non custodito dalla nutrice. Una volta scissa la personalità avvengono insoliti fenomeni: l’apparizione del "Guardiano della Soglia". [...] una delle più minacciose ed importanti esperienze di chi si cimenta nei lavori iniziatici, che gli antichi Filosofi dell’Ermetismo definirono "Fatiche di Ercole", giusto l’insegnamento esoterico della Mitologia greca. (pag. 2-3-4)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
Il "Libro Cristiano dei Morti" è una guida spirituale destinata ai morenti e ai defunti recenti, poggiata sull'ipotesi e la convinzione che nello stato agonico la persona possa ancora udire la voce dell'istruttore (sacerdote o persona qualificata) e trarne forza e orientamento salvifico. [...] Oltre al testo destinato ai defunti, la pubblicazione contiene alcuni capitoli sintetici sulla dottrina dell'aldilà, con una sorta di "topografia cosmica" che offre un quadro di quello che aspetta il defunto una volta varcata la soglia ultraterrena. [...] Lo stato intermedio fra la morte e la destinazione, conseguenza della legge di equilibrio o contrappasso, è un viaggio pieno di insidie, orrori e sofferenze per coloro che chiudono il libro dell'esistenza in disgrazia, ma un transito glorioso, felice e uno splendido soggiorno per coloro che spirano in stato di santità. (pag. 7-9)
La sete di conoscenza, presto o tardi, in una età o nell’altra, affiora alla mente con le sue eterne domande: “Chi siamo? Perché viviamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Abbiamo un’anima che sopravvive alla dissoluzione del corpo o perisce con esso? Esiste, dopo la presente, un’altra vita? Sarà migliore o peggiore di questa? Vi è un Dio sopra di noi che guarda e veglia amoroso ed esigente, al quale dobbiamo rendere conto di tutto, dei pensieri, delle parole e delle azioni? Vi è un premio per chi fa il bene ed una punizione per chi compie il male? C’è, per chi soffre nella povertà e nella malattia, privo di affetti e di assistenza, una ragione logica, oppure sussiste solo ed unicamente la materia in movimento con la sua dialettica inesorabile e lo sconfortante eterno divenire privo di finalità?”. [...] Per coloro che si pongono tutte queste domande, ma vogliono i fatti, noi proponiamo l’Archeosofia. Che cos’è l’Archeosofia verrà ampiamente spiegato nel senso introduttivo da questo quaderno. Per il momento basti saperne il significato etimologico, dal greco Archè che vuol dire Dio, principio dei princìpi, e Sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza. San Paolo di essa tramanda una raffinata definizione nella prima lettera ai Corinzi, 2:6-16, ed ai Colossesi, 1:26. Ecco quanto dice: “Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio (=Archeosofia) avvolta nel mistero che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria”. (pag. 1-2)
[...] Alla domanda: - Chi è la donna? - si contrappongono le diverse definizioni convergenti degli psicologi, teologi, filosofi, sociologi e biologi. D’altra parte abbiamo la risposta che nei secoli hanno dato i miti, le favole della mitologia, i simboli, fra i quali vi è il racconto biblico della Genesi verso il quale siamo particolarmente sensibili e interessati. Rispondere alla domanda: - Chi è la donna?- è tanto complicato quanto rispondere a: -Chi è l’uomo?-. La donna è l’uomo, ma con polarità diversa, femminile: definizione comprensibile quando avrete studiato le nostre nozioni sulla costituzione occulta della persona umana. La donna è un pensiero di Dio oggettivato, è un atto creativo, una espressione concreta d’amore, una immagine somigliante a Lui, e che racchiude l’impronta della maternità divina. La donna è uno spirito, una forza spirituale equivalente a quella dell’uomo. Essa è un corpo fisico, tempio vivente del suo spirito, della sua anima emotiva e della sua potenza generativa, conforme alle caratteristiche di una ben precisa polarità cosmogonica che nella manifestazione terrestre opera con un corpo biologicamente strutturato per esprimere la femminilità. Creati a immagine e somiglianza spirituale di Dio, l’uomo e la donna sono immortali ed hanno la potestà di lavorare per la reciproca santificazione che li condurrà nei due paradisi: il Terrestre prima, e il Celeste dopo, in conformità ai Misteri minori e maggiori. (pag. 3)
[...] Fondare un Ordine Iniziatico e chiamarlo “Loto+Croce”, significa riunire altri cercatori di Dio, disseminati sul pianeta, separati e talora troppo soli per progredire nel Sentiero della pace, della santificazione e della perfetta unione con l’Assoluto. È come dirvi con le parole del profeta Geremia (L:5): “Venite, uniamoci all’Eterno con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata”. Allearsi e camminare insieme con umiltà vuol dire amarsi, comprendersi, aver fiducia l’uno dell’altro in tempi come questi di diffidenza e sfiducia dell’uomo verso l’uomo. Il cammino verso Dio non si percorre da soli, ma in gruppo, perché ci si spalleggia, ci si fa coraggio, si va avanti insieme senza pretesa di essere gli uni superiori agli altri, accettando le conoscenze e l’esperienza di tutti per una finalità unica: conquistare il Regno dei Cieli. Partecipare ad un Ordine iniziatico è una rara occasione, e può darsi irripetibile. Un Ordine è come una Ekklesia, un sacerdozio esoterico per il quale si deve avere la vocazione e la chiamata, l’umiltà e la fiducia nell’Ordine stesso e nelle sue finalità. (pag.1-2)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
Ogni persona che incontriamo sul nostro cammino è un viandante che arriva da lontano e va lontano, mosso dalla Legge dell’Evoluzione che regge l’Universo ed i suoi abitanti. [...] L’apparizione dei "Guardiani" è un segno, un sintomo che mette in evidenza una fase decisiva, una tappa della propria evoluzione. [...] Quando un’anima nasce in un corpo, può darsi che abbia fatto il suo lavoro di catarsi (purificazione) già in altre vite, e abbia sviluppato i sensi spirituali. [...] L’anima, prima di farsi veggente nel senso superiore, era guidata da esseri cosmici superiori, ma dopo lo scioglimento non ha più chi la guidi, è libera di assumere la direzione di sé. Perciò l’individuo è esposto a gravi pericoli, come un fanciullo non custodito dalla nutrice. Una volta scissa la personalità avvengono insoliti fenomeni: l’apparizione del "Guardiano della Soglia". [...] una delle più minacciose ed importanti esperienze di chi si cimenta nei lavori iniziatici, che gli antichi Filosofi dell’Ermetismo definirono "Fatiche di Ercole", giusto l’insegnamento esoterico della Mitologia greca. (pag. 2-3-4)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
Il "Libro Cristiano dei Morti" è una guida spirituale destinata ai morenti e ai defunti recenti, poggiata sull'ipotesi e la convinzione che nello stato agonico la persona possa ancora udire la voce dell'istruttore (sacerdote o persona qualificata) e trarne forza e orientamento salvifico. [...] Oltre al testo destinato ai defunti, la pubblicazione contiene alcuni capitoli sintetici sulla dottrina dell'aldilà, con una sorta di "topografia cosmica" che offre un quadro di quello che aspetta il defunto una volta varcata la soglia ultraterrena. [...] Lo stato intermedio fra la morte e la destinazione, conseguenza della legge di equilibrio o contrappasso, è un viaggio pieno di insidie, orrori e sofferenze per coloro che chiudono il libro dell'esistenza in disgrazia, ma un transito glorioso, felice e uno splendido soggiorno per coloro che spirano in stato di santità. (pag. 7-9)
La sete di conoscenza, presto o tardi, in una età o nell’altra, affiora alla mente con le sue eterne domande: “Chi siamo? Perché viviamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Abbiamo un’anima che sopravvive alla dissoluzione del corpo o perisce con esso? Esiste, dopo la presente, un’altra vita? Sarà migliore o peggiore di questa? Vi è un Dio sopra di noi che guarda e veglia amoroso ed esigente, al quale dobbiamo rendere conto di tutto, dei pensieri, delle parole e delle azioni? Vi è un premio per chi fa il bene ed una punizione per chi compie il male? C’è, per chi soffre nella povertà e nella malattia, privo di affetti e di assistenza, una ragione logica, oppure sussiste solo ed unicamente la materia in movimento con la sua dialettica inesorabile e lo sconfortante eterno divenire privo di finalità?”. [...] Per coloro che si pongono tutte queste domande, ma vogliono i fatti, noi proponiamo l’Archeosofia. Che cos’è l’Archeosofia verrà ampiamente spiegato nel senso introduttivo da questo quaderno. Per il momento basti saperne il significato etimologico, dal greco Archè che vuol dire Dio, principio dei princìpi, e Sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza. San Paolo di essa tramanda una raffinata definizione nella prima lettera ai Corinzi, 2:6-16, ed ai Colossesi, 1:26. Ecco quanto dice: “Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio (=Archeosofia) avvolta nel mistero che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria”. (pag. 1-2)
[...] Alla domanda: - Chi è la donna? - si contrappongono le diverse definizioni convergenti degli psicologi, teologi, filosofi, sociologi e biologi. D’altra parte abbiamo la risposta che nei secoli hanno dato i miti, le favole della mitologia, i simboli, fra i quali vi è il racconto biblico della Genesi verso il quale siamo particolarmente sensibili e interessati. Rispondere alla domanda: - Chi è la donna?- è tanto complicato quanto rispondere a: -Chi è l’uomo?-. La donna è l’uomo, ma con polarità diversa, femminile: definizione comprensibile quando avrete studiato le nostre nozioni sulla costituzione occulta della persona umana. La donna è un pensiero di Dio oggettivato, è un atto creativo, una espressione concreta d’amore, una immagine somigliante a Lui, e che racchiude l’impronta della maternità divina. La donna è uno spirito, una forza spirituale equivalente a quella dell’uomo. Essa è un corpo fisico, tempio vivente del suo spirito, della sua anima emotiva e della sua potenza generativa, conforme alle caratteristiche di una ben precisa polarità cosmogonica che nella manifestazione terrestre opera con un corpo biologicamente strutturato per esprimere la femminilità. Creati a immagine e somiglianza spirituale di Dio, l’uomo e la donna sono immortali ed hanno la potestà di lavorare per la reciproca santificazione che li condurrà nei due paradisi: il Terrestre prima, e il Celeste dopo, in conformità ai Misteri minori e maggiori. (pag. 3)
[...] Fondare un Ordine Iniziatico e chiamarlo “Loto+Croce”, significa riunire altri cercatori di Dio, disseminati sul pianeta, separati e talora troppo soli per progredire nel Sentiero della pace, della santificazione e della perfetta unione con l’Assoluto. È come dirvi con le parole del profeta Geremia (L:5): “Venite, uniamoci all’Eterno con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata”. Allearsi e camminare insieme con umiltà vuol dire amarsi, comprendersi, aver fiducia l’uno dell’altro in tempi come questi di diffidenza e sfiducia dell’uomo verso l’uomo. Il cammino verso Dio non si percorre da soli, ma in gruppo, perché ci si spalleggia, ci si fa coraggio, si va avanti insieme senza pretesa di essere gli uni superiori agli altri, accettando le conoscenze e l’esperienza di tutti per una finalità unica: conquistare il Regno dei Cieli. Partecipare ad un Ordine iniziatico è una rara occasione, e può darsi irripetibile. Un Ordine è come una Ekklesia, un sacerdozio esoterico per il quale si deve avere la vocazione e la chiamata, l’umiltà e la fiducia nell’Ordine stesso e nelle sue finalità. (pag.1-2)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
Ogni persona che incontriamo sul nostro cammino è un viandante che arriva da lontano e va lontano, mosso dalla Legge dell’Evoluzione che regge l’Universo ed i suoi abitanti. [...] L’apparizione dei "Guardiani" è un segno, un sintomo che mette in evidenza una fase decisiva, una tappa della propria evoluzione. [...] Quando un’anima nasce in un corpo, può darsi che abbia fatto il suo lavoro di catarsi (purificazione) già in altre vite, e abbia sviluppato i sensi spirituali. [...] L’anima, prima di farsi veggente nel senso superiore, era guidata da esseri cosmici superiori, ma dopo lo scioglimento non ha più chi la guidi, è libera di assumere la direzione di sé. Perciò l’individuo è esposto a gravi pericoli, come un fanciullo non custodito dalla nutrice. Una volta scissa la personalità avvengono insoliti fenomeni: l’apparizione del "Guardiano della Soglia". [...] una delle più minacciose ed importanti esperienze di chi si cimenta nei lavori iniziatici, che gli antichi Filosofi dell’Ermetismo definirono "Fatiche di Ercole", giusto l’insegnamento esoterico della Mitologia greca. (pag. 2-3-4)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
Il "Libro Cristiano dei Morti" è una guida spirituale destinata ai morenti e ai defunti recenti, poggiata sull'ipotesi e la convinzione che nello stato agonico la persona possa ancora udire la voce dell'istruttore (sacerdote o persona qualificata) e trarne forza e orientamento salvifico. [...] Oltre al testo destinato ai defunti, la pubblicazione contiene alcuni capitoli sintetici sulla dottrina dell'aldilà, con una sorta di "topografia cosmica" che offre un quadro di quello che aspetta il defunto una volta varcata la soglia ultraterrena. [...] Lo stato intermedio fra la morte e la destinazione, conseguenza della legge di equilibrio o contrappasso, è un viaggio pieno di insidie, orrori e sofferenze per coloro che chiudono il libro dell'esistenza in disgrazia, ma un transito glorioso, felice e uno splendido soggiorno per coloro che spirano in stato di santità. (pag. 7-9)
La sete di conoscenza, presto o tardi, in una età o nell’altra, affiora alla mente con le sue eterne domande: “Chi siamo? Perché viviamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Abbiamo un’anima che sopravvive alla dissoluzione del corpo o perisce con esso? Esiste, dopo la presente, un’altra vita? Sarà migliore o peggiore di questa? Vi è un Dio sopra di noi che guarda e veglia amoroso ed esigente, al quale dobbiamo rendere conto di tutto, dei pensieri, delle parole e delle azioni? Vi è un premio per chi fa il bene ed una punizione per chi compie il male? C’è, per chi soffre nella povertà e nella malattia, privo di affetti e di assistenza, una ragione logica, oppure sussiste solo ed unicamente la materia in movimento con la sua dialettica inesorabile e lo sconfortante eterno divenire privo di finalità?”. [...] Per coloro che si pongono tutte queste domande, ma vogliono i fatti, noi proponiamo l’Archeosofia. Che cos’è l’Archeosofia verrà ampiamente spiegato nel senso introduttivo da questo quaderno. Per il momento basti saperne il significato etimologico, dal greco Archè che vuol dire Dio, principio dei princìpi, e Sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza. San Paolo di essa tramanda una raffinata definizione nella prima lettera ai Corinzi, 2:6-16, ed ai Colossesi, 1:26. Ecco quanto dice: “Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio (=Archeosofia) avvolta nel mistero che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria”. (pag. 1-2)
[...] Alla domanda: - Chi è la donna? - si contrappongono le diverse definizioni convergenti degli psicologi, teologi, filosofi, sociologi e biologi. D’altra parte abbiamo la risposta che nei secoli hanno dato i miti, le favole della mitologia, i simboli, fra i quali vi è il racconto biblico della Genesi verso il quale siamo particolarmente sensibili e interessati. Rispondere alla domanda: - Chi è la donna?- è tanto complicato quanto rispondere a: -Chi è l’uomo?-. La donna è l’uomo, ma con polarità diversa, femminile: definizione comprensibile quando avrete studiato le nostre nozioni sulla costituzione occulta della persona umana. La donna è un pensiero di Dio oggettivato, è un atto creativo, una espressione concreta d’amore, una immagine somigliante a Lui, e che racchiude l’impronta della maternità divina. La donna è uno spirito, una forza spirituale equivalente a quella dell’uomo. Essa è un corpo fisico, tempio vivente del suo spirito, della sua anima emotiva e della sua potenza generativa, conforme alle caratteristiche di una ben precisa polarità cosmogonica che nella manifestazione terrestre opera con un corpo biologicamente strutturato per esprimere la femminilità. Creati a immagine e somiglianza spirituale di Dio, l’uomo e la donna sono immortali ed hanno la potestà di lavorare per la reciproca santificazione che li condurrà nei due paradisi: il Terrestre prima, e il Celeste dopo, in conformità ai Misteri minori e maggiori. (pag. 3)
[...] Fondare un Ordine Iniziatico e chiamarlo “Loto+Croce”, significa riunire altri cercatori di Dio, disseminati sul pianeta, separati e talora troppo soli per progredire nel Sentiero della pace, della santificazione e della perfetta unione con l’Assoluto. È come dirvi con le parole del profeta Geremia (L:5): “Venite, uniamoci all’Eterno con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata”. Allearsi e camminare insieme con umiltà vuol dire amarsi, comprendersi, aver fiducia l’uno dell’altro in tempi come questi di diffidenza e sfiducia dell’uomo verso l’uomo. Il cammino verso Dio non si percorre da soli, ma in gruppo, perché ci si spalleggia, ci si fa coraggio, si va avanti insieme senza pretesa di essere gli uni superiori agli altri, accettando le conoscenze e l’esperienza di tutti per una finalità unica: conquistare il Regno dei Cieli. Partecipare ad un Ordine iniziatico è una rara occasione, e può darsi irripetibile. Un Ordine è come una Ekklesia, un sacerdozio esoterico per il quale si deve avere la vocazione e la chiamata, l’umiltà e la fiducia nell’Ordine stesso e nelle sue finalità. (pag.1-2)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
Ogni persona che incontriamo sul nostro cammino è un viandante che arriva da lontano e va lontano, mosso dalla Legge dell’Evoluzione che regge l’Universo ed i suoi abitanti. [...] L’apparizione dei "Guardiani" è un segno, un sintomo che mette in evidenza una fase decisiva, una tappa della propria evoluzione. [...] Quando un’anima nasce in un corpo, può darsi che abbia fatto il suo lavoro di catarsi (purificazione) già in altre vite, e abbia sviluppato i sensi spirituali. [...] L’anima, prima di farsi veggente nel senso superiore, era guidata da esseri cosmici superiori, ma dopo lo scioglimento non ha più chi la guidi, è libera di assumere la direzione di sé. Perciò l’individuo è esposto a gravi pericoli, come un fanciullo non custodito dalla nutrice. Una volta scissa la personalità avvengono insoliti fenomeni: l’apparizione del "Guardiano della Soglia". [...] una delle più minacciose ed importanti esperienze di chi si cimenta nei lavori iniziatici, che gli antichi Filosofi dell’Ermetismo definirono "Fatiche di Ercole", giusto l’insegnamento esoterico della Mitologia greca. (pag. 2-3-4)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
Il "Libro Cristiano dei Morti" è una guida spirituale destinata ai morenti e ai defunti recenti, poggiata sull'ipotesi e la convinzione che nello stato agonico la persona possa ancora udire la voce dell'istruttore (sacerdote o persona qualificata) e trarne forza e orientamento salvifico. [...] Oltre al testo destinato ai defunti, la pubblicazione contiene alcuni capitoli sintetici sulla dottrina dell'aldilà, con una sorta di "topografia cosmica" che offre un quadro di quello che aspetta il defunto una volta varcata la soglia ultraterrena. [...] Lo stato intermedio fra la morte e la destinazione, conseguenza della legge di equilibrio o contrappasso, è un viaggio pieno di insidie, orrori e sofferenze per coloro che chiudono il libro dell'esistenza in disgrazia, ma un transito glorioso, felice e uno splendido soggiorno per coloro che spirano in stato di santità. (pag. 7-9)
La psicologia archeosofica tiene di conto molti fattori in vista di consegnare alla società l’Individuo Nuovo. Ad essa non sfugge che l’uomo è dotato di una psiche nella quale concorrono, al suo dinamismo ed alla costruzione della sua personalità e della sua individualità, molte forze intime. [...] L’uomo è un organismo consapevole con una struttura dinamica orientata verso il finalismo, attivato da forze profonde che lo sollecitano ad una totale auto-realizzazione nel futuro, perché il finalismo gli è immanente. [...] La psicoscopia (dal greco psychè = anima e scopèo = osservo) e l’egoscopia (dal latino Ego = Io e dal greco scopèo = osservo), consentono di vedere l’intima struttura dell’Uomo e della Donna interiori, secondo la loro consistenza energetica, fluidica, psichica e spirituale. (pag 2-5)
[...] Dalla lettura e studio dei passi riportati in questo fascicolo, capirete che il grande arcano dei Vangeli consiste nell’arte sottile dei quattro Iniziati nell’esporre la vita terrena e soprannaturale di Gesù, dalla nascita alla Crocifissione, con tanti e tanti episodi (guarigioni miracolose, viaggi missionari, trasmutazione dell’acqua in vino, moltiplicazione dei pani e dei pesci, risurrezione dalla tomba, ecc.) che sono contemporaneamente fatti storici, insegnamenti morali, chiavi di teologia ascetica e mistica, soluzioni di Alta Iniziazione. L’impreparato può leggere e fermarsi al significato apparente o letterale, perché la sua apertura mentale non va oltre, ma gli evangelisti hanno reso ogni racconto e ogni versetto rivoltabile come una stoffa per far vedere l’altra faccia del tessuto; ogni pagina è ricca di informazioni che bisogna saper vedere, data l’enigmaticità di certe espressioni e la semplicità di altre, che si risolvono con uno studio approfondito e la consultazione di libri su libri, e una speciale assistenza dello Spirito Santo che è resa possibile dalla preghiera, dall’isolamento, dalla meditazione, dal digiuno, dalla respirazione colorata, insomma da uno stato di grazia coltivato. Nei Vangeli niente è fuori posto. L’allegoria, il simbolo, la parabola, intessono spesso ogni vicenda. Perciò è il caso di dire con Gesù: "... chi ha orecchie per udire oda, e chi ha occhi per vedere veda." Certo, chi legge i Vangeli potrebbe chiedersi: perché il Signore non ha parlato chiaro, perché è ricorso alle parabole, ai simboli, alle metafore, ed i suoi predicatori hanno seguito il suo esempio? Non sarebbe stato più semplice usare un linguaggio chiaro, accessibile alle masse di qualunque mentalità e cultura? No! L’uomo, per apprezzare un diamante, lo deve volere, cercare con lo sforzo personale, lo deve pagare con la fatica; per trasmutare la sua coscienza, per perfezionarsi, per diventare un discepolo, un apostolo, iniziato e adepto, deve lavorare sodo. È il travaglio dell’esegesi archeosoficamente condotta, cioè l’interpretazione profonda dei testi Sacri, che porta un cambiamento in noi stessi. Il Cristianesimo espresso dai quattro Evangeli è una scoperta continua, inesauribile, una fonte zampillante di acqua cristallina che viene fuori dalle profondità di Dio dopo una trivellazione tenace, paziente e fiduciosa. (pag. 2-3)
Quando l’uomo stanco del suo pellegrinare nell’oscurità, fa tacere gli affanni ed i bisogni della sopravvivenza mondana, e nel silenzio della notte, alzando gli occhi al cielo, rivolge il suo spirito verso l’Eterno, sente sorgere nel profondo del suo essere un impetuoso alito di carità, senza tempo e senza confini; un’antica malinconia gli percuote l’animo, memoria di una lontana Patria perduta nello spazio celeste, e tra le stelle, come improvvisa folgore, una parola gli infiamma il cuore di fede e di speranza: SANTO GRAAL. Il Graal o Coppa nella lingua sanscrita è il Graha della razza indoariana, la razza guerriere (da Aries = Marte) che migliaia di anni fa era localizzata in una regione nordico-boreale di cui sono antiche rimanenze lo Svalbard e la Groenlandia, la terra verde. L’etimologia della parola Graal svela un significato intimo che può essere utile per far luce sul mistero che l’avvolge. La medesima radice si ritrova nelle voci germaniche GRUN e GRUND ed in quelle anglosassoni GREEN e GROUND, che si traducono rispettivamente: VERDE, con significato di vigore e giovinezza; e TERRA, base, fondamento. Da queste considerazioni emerge l’idea di una terra verde o terra della giovinezza intesa anche come fondamento della vita e della forza con una caratteristica di stabilità e di centralità che nella saga dei romanzieri-iniziati designa la sede, il luogo segreto del Santo Graal. (pag. 1)
"Il punto culminante perché l'umanità ricevesse una Rivelazione su Dio, la Creazione, l'Uomo e la sua vita terrena e ultraterrena, fu quando Gesù Cristo apparve sulla terra". Quando viene il Tempo (la discesa dell'Avatar avviene in conformità a precisi Cicli Cosmici, Dio prepara in Giovanni il "Precursore" e nella SS. Vergine lo Spirito Santo. La nascita di Gesù era stata annunziata nell'Antico Testamento: "Così dice il Signore degli eserciti (a Davide): "Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d'Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere e renderò stabile il suo regno. Egli (Gesù Cristo) edificherà una casa al mio nome ed io vi renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò Padre ed Egli mi sarà Figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre" (2Samuele 8-16).
La psicologia archeosofica tiene di conto molti fattori in vista di consegnare alla società l’Individuo Nuovo. Ad essa non sfugge che l’uomo è dotato di una psiche nella quale concorrono, al suo dinamismo ed alla costruzione della sua personalità e della sua individualità, molte forze intime. [...] L’uomo è un organismo consapevole con una struttura dinamica orientata verso il finalismo, attivato da forze profonde che lo sollecitano ad una totale auto-realizzazione nel futuro, perché il finalismo gli è immanente. [...] La psicoscopia (dal greco psychè = anima e scopèo = osservo) e l’egoscopia (dal latino Ego = Io e dal greco scopèo = osservo), consentono di vedere l’intima struttura dell’Uomo e della Donna interiori, secondo la loro consistenza energetica, fluidica, psichica e spirituale. (pag 2-5)
[...] Dalla lettura e studio dei passi riportati in questo fascicolo, capirete che il grande arcano dei Vangeli consiste nell’arte sottile dei quattro Iniziati nell’esporre la vita terrena e soprannaturale di Gesù, dalla nascita alla Crocifissione, con tanti e tanti episodi (guarigioni miracolose, viaggi missionari, trasmutazione dell’acqua in vino, moltiplicazione dei pani e dei pesci, risurrezione dalla tomba, ecc.) che sono contemporaneamente fatti storici, insegnamenti morali, chiavi di teologia ascetica e mistica, soluzioni di Alta Iniziazione. L’impreparato può leggere e fermarsi al significato apparente o letterale, perché la sua apertura mentale non va oltre, ma gli evangelisti hanno reso ogni racconto e ogni versetto rivoltabile come una stoffa per far vedere l’altra faccia del tessuto; ogni pagina è ricca di informazioni che bisogna saper vedere, data l’enigmaticità di certe espressioni e la semplicità di altre, che si risolvono con uno studio approfondito e la consultazione di libri su libri, e una speciale assistenza dello Spirito Santo che è resa possibile dalla preghiera, dall’isolamento, dalla meditazione, dal digiuno, dalla respirazione colorata, insomma da uno stato di grazia coltivato. Nei Vangeli niente è fuori posto. L’allegoria, il simbolo, la parabola, intessono spesso ogni vicenda. Perciò è il caso di dire con Gesù: "... chi ha orecchie per udire oda, e chi ha occhi per vedere veda." Certo, chi legge i Vangeli potrebbe chiedersi: perché il Signore non ha parlato chiaro, perché è ricorso alle parabole, ai simboli, alle metafore, ed i suoi predicatori hanno seguito il suo esempio? Non sarebbe stato più semplice usare un linguaggio chiaro, accessibile alle masse di qualunque mentalità e cultura? No! L’uomo, per apprezzare un diamante, lo deve volere, cercare con lo sforzo personale, lo deve pagare con la fatica; per trasmutare la sua coscienza, per perfezionarsi, per diventare un discepolo, un apostolo, iniziato e adepto, deve lavorare sodo. È il travaglio dell’esegesi archeosoficamente condotta, cioè l’interpretazione profonda dei testi Sacri, che porta un cambiamento in noi stessi. Il Cristianesimo espresso dai quattro Evangeli è una scoperta continua, inesauribile, una fonte zampillante di acqua cristallina che viene fuori dalle profondità di Dio dopo una trivellazione tenace, paziente e fiduciosa. (pag. 2-3)
Quando l’uomo stanco del suo pellegrinare nell’oscurità, fa tacere gli affanni ed i bisogni della sopravvivenza mondana, e nel silenzio della notte, alzando gli occhi al cielo, rivolge il suo spirito verso l’Eterno, sente sorgere nel profondo del suo essere un impetuoso alito di carità, senza tempo e senza confini; un’antica malinconia gli percuote l’animo, memoria di una lontana Patria perduta nello spazio celeste, e tra le stelle, come improvvisa folgore, una parola gli infiamma il cuore di fede e di speranza: SANTO GRAAL. Il Graal o Coppa nella lingua sanscrita è il Graha della razza indoariana, la razza guerriere (da Aries = Marte) che migliaia di anni fa era localizzata in una regione nordico-boreale di cui sono antiche rimanenze lo Svalbard e la Groenlandia, la terra verde. L’etimologia della parola Graal svela un significato intimo che può essere utile per far luce sul mistero che l’avvolge. La medesima radice si ritrova nelle voci germaniche GRUN e GRUND ed in quelle anglosassoni GREEN e GROUND, che si traducono rispettivamente: VERDE, con significato di vigore e giovinezza; e TERRA, base, fondamento. Da queste considerazioni emerge l’idea di una terra verde o terra della giovinezza intesa anche come fondamento della vita e della forza con una caratteristica di stabilità e di centralità che nella saga dei romanzieri-iniziati designa la sede, il luogo segreto del Santo Graal. (pag. 1)
"Il punto culminante perché l'umanità ricevesse una Rivelazione su Dio, la Creazione, l'Uomo e la sua vita terrena e ultraterrena, fu quando Gesù Cristo apparve sulla terra". Quando viene il Tempo (la discesa dell'Avatar avviene in conformità a precisi Cicli Cosmici, Dio prepara in Giovanni il "Precursore" e nella SS. Vergine lo Spirito Santo. La nascita di Gesù era stata annunziata nell'Antico Testamento: "Così dice il Signore degli eserciti (a Davide): "Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d'Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere e renderò stabile il suo regno. Egli (Gesù Cristo) edificherà una casa al mio nome ed io vi renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò Padre ed Egli mi sarà Figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre" (2Samuele 8-16).
La psicologia archeosofica tiene di conto molti fattori in vista di consegnare alla società l’Individuo Nuovo. Ad essa non sfugge che l’uomo è dotato di una psiche nella quale concorrono, al suo dinamismo ed alla costruzione della sua personalità e della sua individualità, molte forze intime. [...] L’uomo è un organismo consapevole con una struttura dinamica orientata verso il finalismo, attivato da forze profonde che lo sollecitano ad una totale auto-realizzazione nel futuro, perché il finalismo gli è immanente. [...] La psicoscopia (dal greco psychè = anima e scopèo = osservo) e l’egoscopia (dal latino Ego = Io e dal greco scopèo = osservo), consentono di vedere l’intima struttura dell’Uomo e della Donna interiori, secondo la loro consistenza energetica, fluidica, psichica e spirituale. (pag 2-5)
[...] Dalla lettura e studio dei passi riportati in questo fascicolo, capirete che il grande arcano dei Vangeli consiste nell’arte sottile dei quattro Iniziati nell’esporre la vita terrena e soprannaturale di Gesù, dalla nascita alla Crocifissione, con tanti e tanti episodi (guarigioni miracolose, viaggi missionari, trasmutazione dell’acqua in vino, moltiplicazione dei pani e dei pesci, risurrezione dalla tomba, ecc.) che sono contemporaneamente fatti storici, insegnamenti morali, chiavi di teologia ascetica e mistica, soluzioni di Alta Iniziazione. L’impreparato può leggere e fermarsi al significato apparente o letterale, perché la sua apertura mentale non va oltre, ma gli evangelisti hanno reso ogni racconto e ogni versetto rivoltabile come una stoffa per far vedere l’altra faccia del tessuto; ogni pagina è ricca di informazioni che bisogna saper vedere, data l’enigmaticità di certe espressioni e la semplicità di altre, che si risolvono con uno studio approfondito e la consultazione di libri su libri, e una speciale assistenza dello Spirito Santo che è resa possibile dalla preghiera, dall’isolamento, dalla meditazione, dal digiuno, dalla respirazione colorata, insomma da uno stato di grazia coltivato. Nei Vangeli niente è fuori posto. L’allegoria, il simbolo, la parabola, intessono spesso ogni vicenda. Perciò è il caso di dire con Gesù: "... chi ha orecchie per udire oda, e chi ha occhi per vedere veda." Certo, chi legge i Vangeli potrebbe chiedersi: perché il Signore non ha parlato chiaro, perché è ricorso alle parabole, ai simboli, alle metafore, ed i suoi predicatori hanno seguito il suo esempio? Non sarebbe stato più semplice usare un linguaggio chiaro, accessibile alle masse di qualunque mentalità e cultura? No! L’uomo, per apprezzare un diamante, lo deve volere, cercare con lo sforzo personale, lo deve pagare con la fatica; per trasmutare la sua coscienza, per perfezionarsi, per diventare un discepolo, un apostolo, iniziato e adepto, deve lavorare sodo. È il travaglio dell’esegesi archeosoficamente condotta, cioè l’interpretazione profonda dei testi Sacri, che porta un cambiamento in noi stessi. Il Cristianesimo espresso dai quattro Evangeli è una scoperta continua, inesauribile, una fonte zampillante di acqua cristallina che viene fuori dalle profondità di Dio dopo una trivellazione tenace, paziente e fiduciosa. (pag. 2-3)
Quando l’uomo stanco del suo pellegrinare nell’oscurità, fa tacere gli affanni ed i bisogni della sopravvivenza mondana, e nel silenzio della notte, alzando gli occhi al cielo, rivolge il suo spirito verso l’Eterno, sente sorgere nel profondo del suo essere un impetuoso alito di carità, senza tempo e senza confini; un’antica malinconia gli percuote l’animo, memoria di una lontana Patria perduta nello spazio celeste, e tra le stelle, come improvvisa folgore, una parola gli infiamma il cuore di fede e di speranza: SANTO GRAAL. Il Graal o Coppa nella lingua sanscrita è il Graha della razza indoariana, la razza guerriere (da Aries = Marte) che migliaia di anni fa era localizzata in una regione nordico-boreale di cui sono antiche rimanenze lo Svalbard e la Groenlandia, la terra verde. L’etimologia della parola Graal svela un significato intimo che può essere utile per far luce sul mistero che l’avvolge. La medesima radice si ritrova nelle voci germaniche GRUN e GRUND ed in quelle anglosassoni GREEN e GROUND, che si traducono rispettivamente: VERDE, con significato di vigore e giovinezza; e TERRA, base, fondamento. Da queste considerazioni emerge l’idea di una terra verde o terra della giovinezza intesa anche come fondamento della vita e della forza con una caratteristica di stabilità e di centralità che nella saga dei romanzieri-iniziati designa la sede, il luogo segreto del Santo Graal. (pag. 1)
"Il punto culminante perché l'umanità ricevesse una Rivelazione su Dio, la Creazione, l'Uomo e la sua vita terrena e ultraterrena, fu quando Gesù Cristo apparve sulla terra". Quando viene il Tempo (la discesa dell'Avatar avviene in conformità a precisi Cicli Cosmici, Dio prepara in Giovanni il "Precursore" e nella SS. Vergine lo Spirito Santo. La nascita di Gesù era stata annunziata nell'Antico Testamento: "Così dice il Signore degli eserciti (a Davide): "Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d'Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere e renderò stabile il suo regno. Egli (Gesù Cristo) edificherà una casa al mio nome ed io vi renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò Padre ed Egli mi sarà Figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre" (2Samuele 8-16).
La psicologia archeosofica tiene di conto molti fattori in vista di consegnare alla società l’Individuo Nuovo. Ad essa non sfugge che l’uomo è dotato di una psiche nella quale concorrono, al suo dinamismo ed alla costruzione della sua personalità e della sua individualità, molte forze intime. [...] L’uomo è un organismo consapevole con una struttura dinamica orientata verso il finalismo, attivato da forze profonde che lo sollecitano ad una totale auto-realizzazione nel futuro, perché il finalismo gli è immanente. [...] La psicoscopia (dal greco psychè = anima e scopèo = osservo) e l’egoscopia (dal latino Ego = Io e dal greco scopèo = osservo), consentono di vedere l’intima struttura dell’Uomo e della Donna interiori, secondo la loro consistenza energetica, fluidica, psichica e spirituale. (pag 2-5)
[...] Dalla lettura e studio dei passi riportati in questo fascicolo, capirete che il grande arcano dei Vangeli consiste nell’arte sottile dei quattro Iniziati nell’esporre la vita terrena e soprannaturale di Gesù, dalla nascita alla Crocifissione, con tanti e tanti episodi (guarigioni miracolose, viaggi missionari, trasmutazione dell’acqua in vino, moltiplicazione dei pani e dei pesci, risurrezione dalla tomba, ecc.) che sono contemporaneamente fatti storici, insegnamenti morali, chiavi di teologia ascetica e mistica, soluzioni di Alta Iniziazione. L’impreparato può leggere e fermarsi al significato apparente o letterale, perché la sua apertura mentale non va oltre, ma gli evangelisti hanno reso ogni racconto e ogni versetto rivoltabile come una stoffa per far vedere l’altra faccia del tessuto; ogni pagina è ricca di informazioni che bisogna saper vedere, data l’enigmaticità di certe espressioni e la semplicità di altre, che si risolvono con uno studio approfondito e la consultazione di libri su libri, e una speciale assistenza dello Spirito Santo che è resa possibile dalla preghiera, dall’isolamento, dalla meditazione, dal digiuno, dalla respirazione colorata, insomma da uno stato di grazia coltivato. Nei Vangeli niente è fuori posto. L’allegoria, il simbolo, la parabola, intessono spesso ogni vicenda. Perciò è il caso di dire con Gesù: "... chi ha orecchie per udire oda, e chi ha occhi per vedere veda." Certo, chi legge i Vangeli potrebbe chiedersi: perché il Signore non ha parlato chiaro, perché è ricorso alle parabole, ai simboli, alle metafore, ed i suoi predicatori hanno seguito il suo esempio? Non sarebbe stato più semplice usare un linguaggio chiaro, accessibile alle masse di qualunque mentalità e cultura? No! L’uomo, per apprezzare un diamante, lo deve volere, cercare con lo sforzo personale, lo deve pagare con la fatica; per trasmutare la sua coscienza, per perfezionarsi, per diventare un discepolo, un apostolo, iniziato e adepto, deve lavorare sodo. È il travaglio dell’esegesi archeosoficamente condotta, cioè l’interpretazione profonda dei testi Sacri, che porta un cambiamento in noi stessi. Il Cristianesimo espresso dai quattro Evangeli è una scoperta continua, inesauribile, una fonte zampillante di acqua cristallina che viene fuori dalle profondità di Dio dopo una trivellazione tenace, paziente e fiduciosa. (pag. 2-3)
Quando l’uomo stanco del suo pellegrinare nell’oscurità, fa tacere gli affanni ed i bisogni della sopravvivenza mondana, e nel silenzio della notte, alzando gli occhi al cielo, rivolge il suo spirito verso l’Eterno, sente sorgere nel profondo del suo essere un impetuoso alito di carità, senza tempo e senza confini; un’antica malinconia gli percuote l’animo, memoria di una lontana Patria perduta nello spazio celeste, e tra le stelle, come improvvisa folgore, una parola gli infiamma il cuore di fede e di speranza: SANTO GRAAL. Il Graal o Coppa nella lingua sanscrita è il Graha della razza indoariana, la razza guerriere (da Aries = Marte) che migliaia di anni fa era localizzata in una regione nordico-boreale di cui sono antiche rimanenze lo Svalbard e la Groenlandia, la terra verde. L’etimologia della parola Graal svela un significato intimo che può essere utile per far luce sul mistero che l’avvolge. La medesima radice si ritrova nelle voci germaniche GRUN e GRUND ed in quelle anglosassoni GREEN e GROUND, che si traducono rispettivamente: VERDE, con significato di vigore e giovinezza; e TERRA, base, fondamento. Da queste considerazioni emerge l’idea di una terra verde o terra della giovinezza intesa anche come fondamento della vita e della forza con una caratteristica di stabilità e di centralità che nella saga dei romanzieri-iniziati designa la sede, il luogo segreto del Santo Graal. (pag. 1)
"Il punto culminante perché l'umanità ricevesse una Rivelazione su Dio, la Creazione, l'Uomo e la sua vita terrena e ultraterrena, fu quando Gesù Cristo apparve sulla terra". Quando viene il Tempo (la discesa dell'Avatar avviene in conformità a precisi Cicli Cosmici, Dio prepara in Giovanni il "Precursore" e nella SS. Vergine lo Spirito Santo. La nascita di Gesù era stata annunziata nell'Antico Testamento: "Così dice il Signore degli eserciti (a Davide): "Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d'Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere e renderò stabile il suo regno. Egli (Gesù Cristo) edificherà una casa al mio nome ed io vi renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò Padre ed Egli mi sarà Figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre" (2Samuele 8-16).
La psicologia archeosofica tiene di conto molti fattori in vista di consegnare alla società l’Individuo Nuovo. Ad essa non sfugge che l’uomo è dotato di una psiche nella quale concorrono, al suo dinamismo ed alla costruzione della sua personalità e della sua individualità, molte forze intime. [...] L’uomo è un organismo consapevole con una struttura dinamica orientata verso il finalismo, attivato da forze profonde che lo sollecitano ad una totale auto-realizzazione nel futuro, perché il finalismo gli è immanente. [...] La psicoscopia (dal greco psychè = anima e scopèo = osservo) e l’egoscopia (dal latino Ego = Io e dal greco scopèo = osservo), consentono di vedere l’intima struttura dell’Uomo e della Donna interiori, secondo la loro consistenza energetica, fluidica, psichica e spirituale. (pag 2-5)
[...] Dalla lettura e studio dei passi riportati in questo fascicolo, capirete che il grande arcano dei Vangeli consiste nell’arte sottile dei quattro Iniziati nell’esporre la vita terrena e soprannaturale di Gesù, dalla nascita alla Crocifissione, con tanti e tanti episodi (guarigioni miracolose, viaggi missionari, trasmutazione dell’acqua in vino, moltiplicazione dei pani e dei pesci, risurrezione dalla tomba, ecc.) che sono contemporaneamente fatti storici, insegnamenti morali, chiavi di teologia ascetica e mistica, soluzioni di Alta Iniziazione. L’impreparato può leggere e fermarsi al significato apparente o letterale, perché la sua apertura mentale non va oltre, ma gli evangelisti hanno reso ogni racconto e ogni versetto rivoltabile come una stoffa per far vedere l’altra faccia del tessuto; ogni pagina è ricca di informazioni che bisogna saper vedere, data l’enigmaticità di certe espressioni e la semplicità di altre, che si risolvono con uno studio approfondito e la consultazione di libri su libri, e una speciale assistenza dello Spirito Santo che è resa possibile dalla preghiera, dall’isolamento, dalla meditazione, dal digiuno, dalla respirazione colorata, insomma da uno stato di grazia coltivato. Nei Vangeli niente è fuori posto. L’allegoria, il simbolo, la parabola, intessono spesso ogni vicenda. Perciò è il caso di dire con Gesù: "... chi ha orecchie per udire oda, e chi ha occhi per vedere veda." Certo, chi legge i Vangeli potrebbe chiedersi: perché il Signore non ha parlato chiaro, perché è ricorso alle parabole, ai simboli, alle metafore, ed i suoi predicatori hanno seguito il suo esempio? Non sarebbe stato più semplice usare un linguaggio chiaro, accessibile alle masse di qualunque mentalità e cultura? No! L’uomo, per apprezzare un diamante, lo deve volere, cercare con lo sforzo personale, lo deve pagare con la fatica; per trasmutare la sua coscienza, per perfezionarsi, per diventare un discepolo, un apostolo, iniziato e adepto, deve lavorare sodo. È il travaglio dell’esegesi archeosoficamente condotta, cioè l’interpretazione profonda dei testi Sacri, che porta un cambiamento in noi stessi. Il Cristianesimo espresso dai quattro Evangeli è una scoperta continua, inesauribile, una fonte zampillante di acqua cristallina che viene fuori dalle profondità di Dio dopo una trivellazione tenace, paziente e fiduciosa. (pag. 2-3)
Quando l’uomo stanco del suo pellegrinare nell’oscurità, fa tacere gli affanni ed i bisogni della sopravvivenza mondana, e nel silenzio della notte, alzando gli occhi al cielo, rivolge il suo spirito verso l’Eterno, sente sorgere nel profondo del suo essere un impetuoso alito di carità, senza tempo e senza confini; un’antica malinconia gli percuote l’animo, memoria di una lontana Patria perduta nello spazio celeste, e tra le stelle, come improvvisa folgore, una parola gli infiamma il cuore di fede e di speranza: SANTO GRAAL. Il Graal o Coppa nella lingua sanscrita è il Graha della razza indoariana, la razza guerriere (da Aries = Marte) che migliaia di anni fa era localizzata in una regione nordico-boreale di cui sono antiche rimanenze lo Svalbard e la Groenlandia, la terra verde. L’etimologia della parola Graal svela un significato intimo che può essere utile per far luce sul mistero che l’avvolge. La medesima radice si ritrova nelle voci germaniche GRUN e GRUND ed in quelle anglosassoni GREEN e GROUND, che si traducono rispettivamente: VERDE, con significato di vigore e giovinezza; e TERRA, base, fondamento. Da queste considerazioni emerge l’idea di una terra verde o terra della giovinezza intesa anche come fondamento della vita e della forza con una caratteristica di stabilità e di centralità che nella saga dei romanzieri-iniziati designa la sede, il luogo segreto del Santo Graal. (pag. 1)
"Il punto culminante perché l'umanità ricevesse una Rivelazione su Dio, la Creazione, l'Uomo e la sua vita terrena e ultraterrena, fu quando Gesù Cristo apparve sulla terra". Quando viene il Tempo (la discesa dell'Avatar avviene in conformità a precisi Cicli Cosmici, Dio prepara in Giovanni il "Precursore" e nella SS. Vergine lo Spirito Santo. La nascita di Gesù era stata annunziata nell'Antico Testamento: "Così dice il Signore degli eserciti (a Davide): "Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d'Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere e renderò stabile il suo regno. Egli (Gesù Cristo) edificherà una casa al mio nome ed io vi renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò Padre ed Egli mi sarà Figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre" (2Samuele 8-16).
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Nessun abstract disponibile.
Quando nasce una religione, nello stesso tempo, in una religione così generalizzata, c’è anche un aspetto più interiore, più segreto, diciamo più iniziatico. Quando ci sono i fondatori delle religioni, come ad esempio Zoroastro, allora si crea un aspetto valido per tutti, cioè una influenza generalizzata, e nello stesso tempo un aspetto specializzato per pochi, per quelli che temporaneamente sono pronti a ricevere un insegnamento più massiccio, in conformità all’evoluzione di ogni soggetto, di ogni persona. In linea generale c’è bisogno di portare avanti un gruppo di élite che serve nell’ambiente, nell’umanità, nella società, nella nazione, a propagare diciamo così i dettami della dottrina rivelata in maniera comprensibile per gli altri, altrimenti si creerebbe un vuoto, cioè non ci sarebbe una moltiplicazione, un’evoluzione del messaggio religioso. Nel caso di un Fondatore mitico, allora senz’altro ci sarà una équipe di Iniziati che, avendo riscoperto e ricevuto una rivelazione nel corso di speciali iniziazioni, ci sarà una équipe dicevo che tiene viva la fiamma ardente della passione religiosa, per le cose dello spirito, persone che custodiscono questa Tradizione. Se ognuno di noi dovesse tenere accesa la sua fiamma, dovrebbe fare tutti i giorni un certo lavoro. Ecco, è successo che le fiamme si sono spente, allora ci vuole qualcuno che mantenga acceso il fuoco e che riaccenda questa passione, nella misura in cui si può recepire un po’ per tutti. Quindi, dicevo, nel passato finché si sono mantenuti in vita, in attività, diciamo così, quegli elementi, quegli iniziati di cui non si conoscono i nomi o non si sa niente di preciso, allora si vede fiorire la cultura, le arti, si sviluppano le scienze, insomma in una certa misura si vede sempre uno sviluppo parallelo delle migliori attività umane, l’arte diventa un’arte religiosa, la cultura… insomma tutto prende vita e prende forma. Un po’ come è successo verso l’anno mille, o nel Medio Evo con i Templari: tutto è rifiorito, dall’economia alle cose spirituali, all’organizzazione sociale, un’evoluzione, una spinta notevole per una società che era, diciamo così, allo sbando. (pag.1-2)
Non tutti i giorni vengono fondati Ordini Iniziatici. Guardando nella storia esoterica, si vede che ce ne sono stati di attivi in certi periodi, ad esempio i Rosa+Croce di Dante, ma dopo un certo arco di tempo immancabilmente si eclissano, diciamo così. Quando viene fondato, quando inizia, si vede una partecipazione ed un certo fervore, poi man mano si spegne; ha come un ritmo: nasce, cresce e poi entra nella fase discendente; da un punto di vista storico, è soggetto alle condizioni dell’ambiente formato appunto dalle persone, dagli aderenti. Ci sono personaggi del calibro di Dante Alighieri, come dicevamo, e tanti altri che hanno scritto trattati di simbolismo, di esoterismo insomma, quindi scrittori, studiosi, sperimentatori, il meglio della società del tempo. Parallelamente allo sviluppo degli Ordini Iniziatici fiorisce anche la cultura, l’arte, per dirla in breve, come per il fenomeno dei Templari no? Appaiono sulla scena dal nulla, da un momento di buio diciamo così, di crisi esistenziale generale, di ignoranza... sorge il sole e in qualche decennio si sviluppano, c’è un’ascesa diciamo, poi un declino, quando l’Ordine dei Templari scompare. In realtà l’Ordine, da un punto di vista esoterico, da un punto di vista occulto, continua, perché la Tradizione non si ferma mai: c’era prima e c’è anche dopo, e di volta in volta si arricchisce di nuovi sperimentatori che portano la loro pietra per costruire l’edificio alla Sapienza. Quindi si accresce: cresce lo sviluppo delle scienze e delle arti tramite quei personaggi che sono, diciamo così, come delle luci che illuminano l’ambiente. Al momento però che vengono a mancare questi personaggi, tutto rientra in uno stato letargico, da un punto di vista della società. Sarebbe bello se... cominciasse a crescere e continuasse a crescere all’infinito, ma non è così perché ci sono dei ritmi che governano la storia. (pag.1)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Nessun abstract disponibile.
Quando nasce una religione, nello stesso tempo, in una religione così generalizzata, c’è anche un aspetto più interiore, più segreto, diciamo più iniziatico. Quando ci sono i fondatori delle religioni, come ad esempio Zoroastro, allora si crea un aspetto valido per tutti, cioè una influenza generalizzata, e nello stesso tempo un aspetto specializzato per pochi, per quelli che temporaneamente sono pronti a ricevere un insegnamento più massiccio, in conformità all’evoluzione di ogni soggetto, di ogni persona. In linea generale c’è bisogno di portare avanti un gruppo di élite che serve nell’ambiente, nell’umanità, nella società, nella nazione, a propagare diciamo così i dettami della dottrina rivelata in maniera comprensibile per gli altri, altrimenti si creerebbe un vuoto, cioè non ci sarebbe una moltiplicazione, un’evoluzione del messaggio religioso. Nel caso di un Fondatore mitico, allora senz’altro ci sarà una équipe di Iniziati che, avendo riscoperto e ricevuto una rivelazione nel corso di speciali iniziazioni, ci sarà una équipe dicevo che tiene viva la fiamma ardente della passione religiosa, per le cose dello spirito, persone che custodiscono questa Tradizione. Se ognuno di noi dovesse tenere accesa la sua fiamma, dovrebbe fare tutti i giorni un certo lavoro. Ecco, è successo che le fiamme si sono spente, allora ci vuole qualcuno che mantenga acceso il fuoco e che riaccenda questa passione, nella misura in cui si può recepire un po’ per tutti. Quindi, dicevo, nel passato finché si sono mantenuti in vita, in attività, diciamo così, quegli elementi, quegli iniziati di cui non si conoscono i nomi o non si sa niente di preciso, allora si vede fiorire la cultura, le arti, si sviluppano le scienze, insomma in una certa misura si vede sempre uno sviluppo parallelo delle migliori attività umane, l’arte diventa un’arte religiosa, la cultura… insomma tutto prende vita e prende forma. Un po’ come è successo verso l’anno mille, o nel Medio Evo con i Templari: tutto è rifiorito, dall’economia alle cose spirituali, all’organizzazione sociale, un’evoluzione, una spinta notevole per una società che era, diciamo così, allo sbando. (pag.1-2)
Non tutti i giorni vengono fondati Ordini Iniziatici. Guardando nella storia esoterica, si vede che ce ne sono stati di attivi in certi periodi, ad esempio i Rosa+Croce di Dante, ma dopo un certo arco di tempo immancabilmente si eclissano, diciamo così. Quando viene fondato, quando inizia, si vede una partecipazione ed un certo fervore, poi man mano si spegne; ha come un ritmo: nasce, cresce e poi entra nella fase discendente; da un punto di vista storico, è soggetto alle condizioni dell’ambiente formato appunto dalle persone, dagli aderenti. Ci sono personaggi del calibro di Dante Alighieri, come dicevamo, e tanti altri che hanno scritto trattati di simbolismo, di esoterismo insomma, quindi scrittori, studiosi, sperimentatori, il meglio della società del tempo. Parallelamente allo sviluppo degli Ordini Iniziatici fiorisce anche la cultura, l’arte, per dirla in breve, come per il fenomeno dei Templari no? Appaiono sulla scena dal nulla, da un momento di buio diciamo così, di crisi esistenziale generale, di ignoranza... sorge il sole e in qualche decennio si sviluppano, c’è un’ascesa diciamo, poi un declino, quando l’Ordine dei Templari scompare. In realtà l’Ordine, da un punto di vista esoterico, da un punto di vista occulto, continua, perché la Tradizione non si ferma mai: c’era prima e c’è anche dopo, e di volta in volta si arricchisce di nuovi sperimentatori che portano la loro pietra per costruire l’edificio alla Sapienza. Quindi si accresce: cresce lo sviluppo delle scienze e delle arti tramite quei personaggi che sono, diciamo così, come delle luci che illuminano l’ambiente. Al momento però che vengono a mancare questi personaggi, tutto rientra in uno stato letargico, da un punto di vista della società. Sarebbe bello se... cominciasse a crescere e continuasse a crescere all’infinito, ma non è così perché ci sono dei ritmi che governano la storia. (pag.1)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Nessun abstract disponibile.
Quando nasce una religione, nello stesso tempo, in una religione così generalizzata, c’è anche un aspetto più interiore, più segreto, diciamo più iniziatico. Quando ci sono i fondatori delle religioni, come ad esempio Zoroastro, allora si crea un aspetto valido per tutti, cioè una influenza generalizzata, e nello stesso tempo un aspetto specializzato per pochi, per quelli che temporaneamente sono pronti a ricevere un insegnamento più massiccio, in conformità all’evoluzione di ogni soggetto, di ogni persona. In linea generale c’è bisogno di portare avanti un gruppo di élite che serve nell’ambiente, nell’umanità, nella società, nella nazione, a propagare diciamo così i dettami della dottrina rivelata in maniera comprensibile per gli altri, altrimenti si creerebbe un vuoto, cioè non ci sarebbe una moltiplicazione, un’evoluzione del messaggio religioso. Nel caso di un Fondatore mitico, allora senz’altro ci sarà una équipe di Iniziati che, avendo riscoperto e ricevuto una rivelazione nel corso di speciali iniziazioni, ci sarà una équipe dicevo che tiene viva la fiamma ardente della passione religiosa, per le cose dello spirito, persone che custodiscono questa Tradizione. Se ognuno di noi dovesse tenere accesa la sua fiamma, dovrebbe fare tutti i giorni un certo lavoro. Ecco, è successo che le fiamme si sono spente, allora ci vuole qualcuno che mantenga acceso il fuoco e che riaccenda questa passione, nella misura in cui si può recepire un po’ per tutti. Quindi, dicevo, nel passato finché si sono mantenuti in vita, in attività, diciamo così, quegli elementi, quegli iniziati di cui non si conoscono i nomi o non si sa niente di preciso, allora si vede fiorire la cultura, le arti, si sviluppano le scienze, insomma in una certa misura si vede sempre uno sviluppo parallelo delle migliori attività umane, l’arte diventa un’arte religiosa, la cultura… insomma tutto prende vita e prende forma. Un po’ come è successo verso l’anno mille, o nel Medio Evo con i Templari: tutto è rifiorito, dall’economia alle cose spirituali, all’organizzazione sociale, un’evoluzione, una spinta notevole per una società che era, diciamo così, allo sbando. (pag.1-2)
Non tutti i giorni vengono fondati Ordini Iniziatici. Guardando nella storia esoterica, si vede che ce ne sono stati di attivi in certi periodi, ad esempio i Rosa+Croce di Dante, ma dopo un certo arco di tempo immancabilmente si eclissano, diciamo così. Quando viene fondato, quando inizia, si vede una partecipazione ed un certo fervore, poi man mano si spegne; ha come un ritmo: nasce, cresce e poi entra nella fase discendente; da un punto di vista storico, è soggetto alle condizioni dell’ambiente formato appunto dalle persone, dagli aderenti. Ci sono personaggi del calibro di Dante Alighieri, come dicevamo, e tanti altri che hanno scritto trattati di simbolismo, di esoterismo insomma, quindi scrittori, studiosi, sperimentatori, il meglio della società del tempo. Parallelamente allo sviluppo degli Ordini Iniziatici fiorisce anche la cultura, l’arte, per dirla in breve, come per il fenomeno dei Templari no? Appaiono sulla scena dal nulla, da un momento di buio diciamo così, di crisi esistenziale generale, di ignoranza... sorge il sole e in qualche decennio si sviluppano, c’è un’ascesa diciamo, poi un declino, quando l’Ordine dei Templari scompare. In realtà l’Ordine, da un punto di vista esoterico, da un punto di vista occulto, continua, perché la Tradizione non si ferma mai: c’era prima e c’è anche dopo, e di volta in volta si arricchisce di nuovi sperimentatori che portano la loro pietra per costruire l’edificio alla Sapienza. Quindi si accresce: cresce lo sviluppo delle scienze e delle arti tramite quei personaggi che sono, diciamo così, come delle luci che illuminano l’ambiente. Al momento però che vengono a mancare questi personaggi, tutto rientra in uno stato letargico, da un punto di vista della società. Sarebbe bello se... cominciasse a crescere e continuasse a crescere all’infinito, ma non è così perché ci sono dei ritmi che governano la storia. (pag.1)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Nessun abstract disponibile.
Quando nasce una religione, nello stesso tempo, in una religione così generalizzata, c’è anche un aspetto più interiore, più segreto, diciamo più iniziatico. Quando ci sono i fondatori delle religioni, come ad esempio Zoroastro, allora si crea un aspetto valido per tutti, cioè una influenza generalizzata, e nello stesso tempo un aspetto specializzato per pochi, per quelli che temporaneamente sono pronti a ricevere un insegnamento più massiccio, in conformità all’evoluzione di ogni soggetto, di ogni persona. In linea generale c’è bisogno di portare avanti un gruppo di élite che serve nell’ambiente, nell’umanità, nella società, nella nazione, a propagare diciamo così i dettami della dottrina rivelata in maniera comprensibile per gli altri, altrimenti si creerebbe un vuoto, cioè non ci sarebbe una moltiplicazione, un’evoluzione del messaggio religioso. Nel caso di un Fondatore mitico, allora senz’altro ci sarà una équipe di Iniziati che, avendo riscoperto e ricevuto una rivelazione nel corso di speciali iniziazioni, ci sarà una équipe dicevo che tiene viva la fiamma ardente della passione religiosa, per le cose dello spirito, persone che custodiscono questa Tradizione. Se ognuno di noi dovesse tenere accesa la sua fiamma, dovrebbe fare tutti i giorni un certo lavoro. Ecco, è successo che le fiamme si sono spente, allora ci vuole qualcuno che mantenga acceso il fuoco e che riaccenda questa passione, nella misura in cui si può recepire un po’ per tutti. Quindi, dicevo, nel passato finché si sono mantenuti in vita, in attività, diciamo così, quegli elementi, quegli iniziati di cui non si conoscono i nomi o non si sa niente di preciso, allora si vede fiorire la cultura, le arti, si sviluppano le scienze, insomma in una certa misura si vede sempre uno sviluppo parallelo delle migliori attività umane, l’arte diventa un’arte religiosa, la cultura… insomma tutto prende vita e prende forma. Un po’ come è successo verso l’anno mille, o nel Medio Evo con i Templari: tutto è rifiorito, dall’economia alle cose spirituali, all’organizzazione sociale, un’evoluzione, una spinta notevole per una società che era, diciamo così, allo sbando. (pag.1-2)
Non tutti i giorni vengono fondati Ordini Iniziatici. Guardando nella storia esoterica, si vede che ce ne sono stati di attivi in certi periodi, ad esempio i Rosa+Croce di Dante, ma dopo un certo arco di tempo immancabilmente si eclissano, diciamo così. Quando viene fondato, quando inizia, si vede una partecipazione ed un certo fervore, poi man mano si spegne; ha come un ritmo: nasce, cresce e poi entra nella fase discendente; da un punto di vista storico, è soggetto alle condizioni dell’ambiente formato appunto dalle persone, dagli aderenti. Ci sono personaggi del calibro di Dante Alighieri, come dicevamo, e tanti altri che hanno scritto trattati di simbolismo, di esoterismo insomma, quindi scrittori, studiosi, sperimentatori, il meglio della società del tempo. Parallelamente allo sviluppo degli Ordini Iniziatici fiorisce anche la cultura, l’arte, per dirla in breve, come per il fenomeno dei Templari no? Appaiono sulla scena dal nulla, da un momento di buio diciamo così, di crisi esistenziale generale, di ignoranza... sorge il sole e in qualche decennio si sviluppano, c’è un’ascesa diciamo, poi un declino, quando l’Ordine dei Templari scompare. In realtà l’Ordine, da un punto di vista esoterico, da un punto di vista occulto, continua, perché la Tradizione non si ferma mai: c’era prima e c’è anche dopo, e di volta in volta si arricchisce di nuovi sperimentatori che portano la loro pietra per costruire l’edificio alla Sapienza. Quindi si accresce: cresce lo sviluppo delle scienze e delle arti tramite quei personaggi che sono, diciamo così, come delle luci che illuminano l’ambiente. Al momento però che vengono a mancare questi personaggi, tutto rientra in uno stato letargico, da un punto di vista della società. Sarebbe bello se... cominciasse a crescere e continuasse a crescere all’infinito, ma non è così perché ci sono dei ritmi che governano la storia. (pag.1)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Nessun abstract disponibile.
Quando nasce una religione, nello stesso tempo, in una religione così generalizzata, c’è anche un aspetto più interiore, più segreto, diciamo più iniziatico. Quando ci sono i fondatori delle religioni, come ad esempio Zoroastro, allora si crea un aspetto valido per tutti, cioè una influenza generalizzata, e nello stesso tempo un aspetto specializzato per pochi, per quelli che temporaneamente sono pronti a ricevere un insegnamento più massiccio, in conformità all’evoluzione di ogni soggetto, di ogni persona. In linea generale c’è bisogno di portare avanti un gruppo di élite che serve nell’ambiente, nell’umanità, nella società, nella nazione, a propagare diciamo così i dettami della dottrina rivelata in maniera comprensibile per gli altri, altrimenti si creerebbe un vuoto, cioè non ci sarebbe una moltiplicazione, un’evoluzione del messaggio religioso. Nel caso di un Fondatore mitico, allora senz’altro ci sarà una équipe di Iniziati che, avendo riscoperto e ricevuto una rivelazione nel corso di speciali iniziazioni, ci sarà una équipe dicevo che tiene viva la fiamma ardente della passione religiosa, per le cose dello spirito, persone che custodiscono questa Tradizione. Se ognuno di noi dovesse tenere accesa la sua fiamma, dovrebbe fare tutti i giorni un certo lavoro. Ecco, è successo che le fiamme si sono spente, allora ci vuole qualcuno che mantenga acceso il fuoco e che riaccenda questa passione, nella misura in cui si può recepire un po’ per tutti. Quindi, dicevo, nel passato finché si sono mantenuti in vita, in attività, diciamo così, quegli elementi, quegli iniziati di cui non si conoscono i nomi o non si sa niente di preciso, allora si vede fiorire la cultura, le arti, si sviluppano le scienze, insomma in una certa misura si vede sempre uno sviluppo parallelo delle migliori attività umane, l’arte diventa un’arte religiosa, la cultura… insomma tutto prende vita e prende forma. Un po’ come è successo verso l’anno mille, o nel Medio Evo con i Templari: tutto è rifiorito, dall’economia alle cose spirituali, all’organizzazione sociale, un’evoluzione, una spinta notevole per una società che era, diciamo così, allo sbando. (pag.1-2)
Non tutti i giorni vengono fondati Ordini Iniziatici. Guardando nella storia esoterica, si vede che ce ne sono stati di attivi in certi periodi, ad esempio i Rosa+Croce di Dante, ma dopo un certo arco di tempo immancabilmente si eclissano, diciamo così. Quando viene fondato, quando inizia, si vede una partecipazione ed un certo fervore, poi man mano si spegne; ha come un ritmo: nasce, cresce e poi entra nella fase discendente; da un punto di vista storico, è soggetto alle condizioni dell’ambiente formato appunto dalle persone, dagli aderenti. Ci sono personaggi del calibro di Dante Alighieri, come dicevamo, e tanti altri che hanno scritto trattati di simbolismo, di esoterismo insomma, quindi scrittori, studiosi, sperimentatori, il meglio della società del tempo. Parallelamente allo sviluppo degli Ordini Iniziatici fiorisce anche la cultura, l’arte, per dirla in breve, come per il fenomeno dei Templari no? Appaiono sulla scena dal nulla, da un momento di buio diciamo così, di crisi esistenziale generale, di ignoranza... sorge il sole e in qualche decennio si sviluppano, c’è un’ascesa diciamo, poi un declino, quando l’Ordine dei Templari scompare. In realtà l’Ordine, da un punto di vista esoterico, da un punto di vista occulto, continua, perché la Tradizione non si ferma mai: c’era prima e c’è anche dopo, e di volta in volta si arricchisce di nuovi sperimentatori che portano la loro pietra per costruire l’edificio alla Sapienza. Quindi si accresce: cresce lo sviluppo delle scienze e delle arti tramite quei personaggi che sono, diciamo così, come delle luci che illuminano l’ambiente. Al momento però che vengono a mancare questi personaggi, tutto rientra in uno stato letargico, da un punto di vista della società. Sarebbe bello se... cominciasse a crescere e continuasse a crescere all’infinito, ma non è così perché ci sono dei ritmi che governano la storia. (pag.1)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Nessun abstract disponibile.
Quando nasce una religione, nello stesso tempo, in una religione così generalizzata, c’è anche un aspetto più interiore, più segreto, diciamo più iniziatico. Quando ci sono i fondatori delle religioni, come ad esempio Zoroastro, allora si crea un aspetto valido per tutti, cioè una influenza generalizzata, e nello stesso tempo un aspetto specializzato per pochi, per quelli che temporaneamente sono pronti a ricevere un insegnamento più massiccio, in conformità all’evoluzione di ogni soggetto, di ogni persona. In linea generale c’è bisogno di portare avanti un gruppo di élite che serve nell’ambiente, nell’umanità, nella società, nella nazione, a propagare diciamo così i dettami della dottrina rivelata in maniera comprensibile per gli altri, altrimenti si creerebbe un vuoto, cioè non ci sarebbe una moltiplicazione, un’evoluzione del messaggio religioso. Nel caso di un Fondatore mitico, allora senz’altro ci sarà una équipe di Iniziati che, avendo riscoperto e ricevuto una rivelazione nel corso di speciali iniziazioni, ci sarà una équipe dicevo che tiene viva la fiamma ardente della passione religiosa, per le cose dello spirito, persone che custodiscono questa Tradizione. Se ognuno di noi dovesse tenere accesa la sua fiamma, dovrebbe fare tutti i giorni un certo lavoro. Ecco, è successo che le fiamme si sono spente, allora ci vuole qualcuno che mantenga acceso il fuoco e che riaccenda questa passione, nella misura in cui si può recepire un po’ per tutti. Quindi, dicevo, nel passato finché si sono mantenuti in vita, in attività, diciamo così, quegli elementi, quegli iniziati di cui non si conoscono i nomi o non si sa niente di preciso, allora si vede fiorire la cultura, le arti, si sviluppano le scienze, insomma in una certa misura si vede sempre uno sviluppo parallelo delle migliori attività umane, l’arte diventa un’arte religiosa, la cultura… insomma tutto prende vita e prende forma. Un po’ come è successo verso l’anno mille, o nel Medio Evo con i Templari: tutto è rifiorito, dall’economia alle cose spirituali, all’organizzazione sociale, un’evoluzione, una spinta notevole per una società che era, diciamo così, allo sbando. (pag.1-2)
Non tutti i giorni vengono fondati Ordini Iniziatici. Guardando nella storia esoterica, si vede che ce ne sono stati di attivi in certi periodi, ad esempio i Rosa+Croce di Dante, ma dopo un certo arco di tempo immancabilmente si eclissano, diciamo così. Quando viene fondato, quando inizia, si vede una partecipazione ed un certo fervore, poi man mano si spegne; ha come un ritmo: nasce, cresce e poi entra nella fase discendente; da un punto di vista storico, è soggetto alle condizioni dell’ambiente formato appunto dalle persone, dagli aderenti. Ci sono personaggi del calibro di Dante Alighieri, come dicevamo, e tanti altri che hanno scritto trattati di simbolismo, di esoterismo insomma, quindi scrittori, studiosi, sperimentatori, il meglio della società del tempo. Parallelamente allo sviluppo degli Ordini Iniziatici fiorisce anche la cultura, l’arte, per dirla in breve, come per il fenomeno dei Templari no? Appaiono sulla scena dal nulla, da un momento di buio diciamo così, di crisi esistenziale generale, di ignoranza... sorge il sole e in qualche decennio si sviluppano, c’è un’ascesa diciamo, poi un declino, quando l’Ordine dei Templari scompare. In realtà l’Ordine, da un punto di vista esoterico, da un punto di vista occulto, continua, perché la Tradizione non si ferma mai: c’era prima e c’è anche dopo, e di volta in volta si arricchisce di nuovi sperimentatori che portano la loro pietra per costruire l’edificio alla Sapienza. Quindi si accresce: cresce lo sviluppo delle scienze e delle arti tramite quei personaggi che sono, diciamo così, come delle luci che illuminano l’ambiente. Al momento però che vengono a mancare questi personaggi, tutto rientra in uno stato letargico, da un punto di vista della società. Sarebbe bello se... cominciasse a crescere e continuasse a crescere all’infinito, ma non è così perché ci sono dei ritmi che governano la storia. (pag.1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
"Mille e non più mille" diceva la profezia… e sotto questo minaccioso vaticinio apocalittico andava concludendosi il primo millennio. Un lungo periodo di depressione e di crisi dei valori spirituali, accompagnati dalla fame, dall'insicurezza e dalla paura, attanagliò tutta la cristianità. (pag. 1) [...] Ma ecco a Clermont d'Auvergne, il 27 Novembre 1095 al termine del celebre concilio, risuona l'appello di Papa Urbano II, un appello che doveva ben presto diffondersi ovunque sollevando entusiasmo: "Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano II, che porto per volontà di Dio la Tiara Pontificia, sono venuto a voi in qualità di messaggero per svelarvi l'ordine divino... È urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d'Oriente l'aiuto promesso ... Per questo vi esorto, non io, ma il Signore, poveri come ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli e di recare un valido aiuto agli adoratori di Cristo. ... Arruolatevi senza indugio ... quando finirà l'inverno ed inizierà la primavera, mettetevi in cammino sotto la guida del Signore." (pag. 3) [...] Nel Liber Ad Milites Templi De Laude Novae Militiae si legge: "Si sente dire che un nuovo genere di cavalieri è apparso sulla terra, e proprio in quei medesimi luoghi visitati un giorno da Colui che si leva dall'Alto, incarnatosi; in quei medesimi luoghi dai quali gli con la potenza della sua mano cacciò i principi delle tenebre, ossa oggi sterminare con la schiera dei suoi valorosi gli accoliti di quelli, la razza dei senza fede, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un salvatore nella casa di David, suo servo. Un nuovo genere di cavalieri, dico, che le età precedenti non hanno conosciuto e che infaticabile conduce una lotta parallela sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria". (pag. 8)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] "Esoterismo" ed "Exoterismo" oppure Essoterismo (dal greco esoteros: interno, nascosto, ed exoteros: esterno), è una dottrina segreta, superiore a tutte le forme e a tutti i dogmi, capace per la sua unità e la sua generalità di stabilire la conciliazione di molti aspetti della verità. Questa dottrina è segreta perchè non si insegna direttamente mediante operazioni mentali ordinarie; l'esoterismo è la conoscenza della verità sul piano informale - gli indiani direbbero sul piano arupico - sul piano informale, cioè senza forma, e quindi la sua acquisizione è possibile solo per meditazione personale su dei simboli e dei riti allegorici e una speciale drammaturgia. L'esoterismo in altri termini è il senso più recondito, profondo delle cose, quello che sfugge alla comprensione ordinaria e superficiale del non iniziato. [...] Dunque, la via migliore è quella dell'Iniziazione, perchè per potere arrivare a percepire, a sentire certe forze che ci aiutano a trasmutarci dobbiamo certo passare per una porta, una porta. Il fatto di parlare di Iniziazione già significa iniziare un qualche cosa, entrare, entrare in una stanza, in un Tempio attraverso che cosa, attraverso una selezione, una porta. [...] Quindi, tornando alla questione dell'Iniziatore, noi dobbiamo per forza far capo al Cristo, un Cristo particolare [..], noi dobbiamo concepire il Cristo come un principio, una potenza cosmica che ci viene in aiuto, ed è venuto in aiuto, s'è incarnato questo principio cosmico, nell'Uomo Gesù s'è incarnato, non aveva altro mezzo per poterci dare la possibilità di afferrare le sue mani ed essere portati in alto, e c'è riuscito perchè se noi siamo degli esoteristi è appunto per l'opera del Cristo. (pag. 16-17-23-24)
Il cammino della perfezione chiama alla mobilitazione tutte le risorse del belloe del buono; fra queste risorse la poesia ha la sua parte, e vedremo come e perchè. [...] La grammatica educa al bel parlare e rivela il valore e la funzione delle parole e dei fatti linguistici. Quando è ben capita, conduce al linguaggio poetico, esteticamente perfetto che, ascoltato e recepito diventa una forza propulsiva interiore. Se Omero, Virgilio, re Davide, Salomone e Dante non avessero scritto da grammatici e poeti perfetti, il loro messaggio avrebbe avuto minor forza sulle coscienze delle generazioni vicine e lontane. [...] Fu sempre spontaneo, istintivo in senso elevato, esprimere il canto con parole poetiche, ritmiche o metriche. Questo fenomeno non accade soltanto quando il poeta vuol musicare i suoi versi ed il compositore intende dare delle parole alla sua musica. Il parlare fiorito, ritmico, poetico è sulle labbra del profeta e del carismatico, quasi che lo Spirito di Dio che riempie l'anima prascelta per comunicare agli uomini un insegnamento, sia una potenza divina poetica, ricca di simbolismo ed enigmaticità. [...] Il lettore che prega, canta e suona, deve anche saper poetare e comporre Inni e Cantici. (pag 1-2-3)
Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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... ci sono anche altre cose connesse con l’attività teurgica, ci sono delle facoltà della mente, ad esempio. Come hai detto prima la monoideazione, che serve per lanciare nello spazio un messaggio, come avere un radar, mandi delle onde, le onde tornano indietro ed hai un contatto. Ci vuole una concentrazione, la capacità di visualizzazione, tutti quegli esercizi che servono poi a tante altre cose, che servono per esempio per fare la meditazione, che servono per dipingere, eccetera, che sviluppano le facoltà della mente. Poi serve anche un'altra cosa: insieme a queste facoltà serve anche una adeguata purificazione perché uno può avere concentrazione mentale ma non riuscire a sintonizzare con un livello elevato per il fatto che non ha una purificazione adeguata. Potrebbe avere la capacità di concentrazione, potrebbe avere anche la capacità di visualizzazione perché è questione di allenamento puro e semplice, però gli potrebbe mancare una purificazione, allora non fa un buon servizio sacerdotale per il fatto che la sua mancata purificazione non gli consente di sintonizzare con il mondo celeste. Ecco perché si chiama “ascesi”, perché nell’ascesi teurgica è compreso anche il fatto della purificazione, come ha detto lei prima. Quindi: purificazione, conoscenza dei simboli, conoscenza della dottrina, facoltà mentali, capacità di astrazione sia per svolgere che per partecipare. Anzi direi che più uno li sa svolgere e più sa partecipare. E' logico: si immedesima e diventa un tutt'uno. Se alla Messa fossero tutti sacerdoti coloro che partecipano, il sacerdote che officia sarebbe l'espressione di tutti, se ci fosse la tua mano faresti uguale, non ci sarebbe più nessuna differenza, come se fosse un corpo unico che svolge questo rito; che lo svolga lui o l'altro, visto che tutti quanti sono nella stessa condizione, non è importante. E' importante essere in quella condizione così mentre quello svolge se anche te sei insieme segui tutto alla perfezione, si avrebbe un’unione perfetta nello svolgimento di questa attività teurgica più che nel caso di gemelli siamesi.
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Quindi noi sappiamo, appunto, dalle Scritture, dai Vangeli, dell’esistenza del Messia come il Salvatore e vorrei parlarne un attimo. Prima di tutto si vede che gli Evangelisti si preoccupano di una cosa, prima di iniziare il racconto del Vangelo: parlano della genealogia di Gesù. Una genealogia che fa riferimento a notizie storiche ed a notizie che non si possono appurare storicamente. Una genealogia però fatta ad arte. Il primo che ne parla è Matteo dicendo che Gesù Cristo, cioè questo personaggio apparso 2000 anni fa, è figlio primogenito e, andando indietro nel tempo, presenta tante generazioni dividendole in tre parti distinte. Lui dice che Gesù è figlio di David, figlio di Abramo, sintetizzando. Poi comincia a scorrere le genealogie: da Abramo a David 14 generazioni, da David alla deportazione di Babilonia altre 14 generazioni, dalla deportazione di Babilonia alla nascita di Gesù Cristo, altre 14 generazioni, per un totale di 42 generazioni. Noi sappiamo che nell’Antico Testamento, nella dottrina segreta i numeri hanno un valore simbolico, quindi Matteo si preoccupa di far quadrare questo numero “42 generazioni”, proprio per dimostrare da Abramo a Davide, il momento in cui il regno era al massimo, poi il crollo e poi di nuovo il Costruttore, Ricostruttore del Tempio con Gesù Cristo, perché il 42, e chi studia il simbolismo dei numeri lo sa, ha un valore mistico, un valore significativo. Si potrebbe dire, per esempio, che un nome divino, un nome di Dio, si compone di 42 lettere e per ogni lettera di questo nome ci sono 42 Angeli, cioè è un numero da cui si sviluppa tutta una cosmogonia, perché formato dal 32, le 32 vie della Sapienza, e dal 10, le 10 dita, le mani di Dio, la Potenza divina, con un riferimento alle divine energie increate. Quindi già mette in evidenza che si tratta di qualcosa di più. Non è soltanto una genealogia così, tanto per dire da dove viene, no, vuol indicare che ci garantisce il proseguimento di una Tradizione Segreta che parte proprio da Abramo… Perché da Abramo? (pag.1-2)
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