Il "Libro Cristiano dei Morti" è una guida spirituale destinata ai morenti e ai defunti recenti, poggiata sull'ipotesi e la convinzione che nello stato agonico la persona possa ancora udire la voce dell'istruttore (sacerdote o persona qualificata) e trarne forza e orientamento salvifico. [...] Oltre al testo destinato ai defunti, la pubblicazione contiene alcuni capitoli sintetici sulla dottrina dell'aldilà, con una sorta di "topografia cosmica" che offre un quadro di quello che aspetta il defunto una volta varcata la soglia ultraterrena. [...] Lo stato intermedio fra la morte e la destinazione, conseguenza della legge di equilibrio o contrappasso, è un viaggio pieno di insidie, orrori e sofferenze per coloro che chiudono il libro dell'esistenza in disgrazia, ma un transito glorioso, felice e uno splendido soggiorno per coloro che spirano in stato di santità. (pag. 7-9)
Nel passato, le verità della Rivelazione e la loro interpretazione stavano nascoste dietro i Misteri ed erano svelate soltanto nelle società segrete e ai pochissimi fidati del Santuario. Poteva conoscerle chi aveva sperimentato i diversi gradi dell’Iniziazione e promesso con un solenne giuramento di osservare le leggi dell’Ordine per tutta la vita. Questa condizione era giusta. Per sua natura il segreto iniziatico non si può divulgare senza precauzioni, perché alla conoscenza si accede solo con la selezione psico-spirituale dell’Iniziazione. Il silenzio e il segreto presuppongono una Rivelazione o una Tradizione da custodire. Il segreto inerente le cose dell’Iniziazione, incomunicabile alle masse, resta incomunicato anche se il profano conosce tutti i dettagli dei riti iniziatici, perché i riti fanno provare dei sentimenti, ma non danno la conoscenza. Sull’esempio del passato, quando si ebbero le rivelazioni di Mosè e di Ermete Trismegisto, anche la rivelazione cristiana dei primi secoli fu suggellata dalla legge del silenzio, secondo l’avvertimento di Gesù ai discepoli: “Non date ciò che è santo ai cani, e non gettate le vostre perle dinanzi ai porci, perché non le calpestino coi loro piedi e, rivoltandosi, vi sbranino” (Matteo,7:6). Parole veraci e sempre attuali! (pag. 1)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
La psicologia archeosofica tiene di conto molti fattori in vista di consegnare alla società l’Individuo Nuovo. Ad essa non sfugge che l’uomo è dotato di una psiche nella quale concorrono, al suo dinamismo ed alla costruzione della sua personalità e della sua individualità, molte forze intime. [...] L’uomo è un organismo consapevole con una struttura dinamica orientata verso il finalismo, attivato da forze profonde che lo sollecitano ad una totale auto-realizzazione nel futuro, perché il finalismo gli è immanente. [...] La psicoscopia (dal greco psychè = anima e scopèo = osservo) e l’egoscopia (dal latino Ego = Io e dal greco scopèo = osservo), consentono di vedere l’intima struttura dell’Uomo e della Donna interiori, secondo la loro consistenza energetica, fluidica, psichica e spirituale. (pag 2-5)
Nel passato, le verità della Rivelazione e la loro interpretazione stavano nascoste dietro i Misteri ed erano svelate soltanto nelle società segrete e ai pochissimi fidati del Santuario. Poteva conoscerle chi aveva sperimentato i diversi gradi dell’Iniziazione e promesso con un solenne giuramento di osservare le leggi dell’Ordine per tutta la vita. Questa condizione era giusta. Per sua natura il segreto iniziatico non si può divulgare senza precauzioni, perché alla conoscenza si accede solo con la selezione psico-spirituale dell’Iniziazione. Il silenzio e il segreto presuppongono una Rivelazione o una Tradizione da custodire. Il segreto inerente le cose dell’Iniziazione, incomunicabile alle masse, resta incomunicato anche se il profano conosce tutti i dettagli dei riti iniziatici, perché i riti fanno provare dei sentimenti, ma non danno la conoscenza. Sull’esempio del passato, quando si ebbero le rivelazioni di Mosè e di Ermete Trismegisto, anche la rivelazione cristiana dei primi secoli fu suggellata dalla legge del silenzio, secondo l’avvertimento di Gesù ai discepoli: “Non date ciò che è santo ai cani, e non gettate le vostre perle dinanzi ai porci, perché non le calpestino coi loro piedi e, rivoltandosi, vi sbranino” (Matteo,7:6). Parole veraci e sempre attuali! (pag. 1)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
La psicologia archeosofica tiene di conto molti fattori in vista di consegnare alla società l’Individuo Nuovo. Ad essa non sfugge che l’uomo è dotato di una psiche nella quale concorrono, al suo dinamismo ed alla costruzione della sua personalità e della sua individualità, molte forze intime. [...] L’uomo è un organismo consapevole con una struttura dinamica orientata verso il finalismo, attivato da forze profonde che lo sollecitano ad una totale auto-realizzazione nel futuro, perché il finalismo gli è immanente. [...] La psicoscopia (dal greco psychè = anima e scopèo = osservo) e l’egoscopia (dal latino Ego = Io e dal greco scopèo = osservo), consentono di vedere l’intima struttura dell’Uomo e della Donna interiori, secondo la loro consistenza energetica, fluidica, psichica e spirituale. (pag 2-5)
Nel passato, le verità della Rivelazione e la loro interpretazione stavano nascoste dietro i Misteri ed erano svelate soltanto nelle società segrete e ai pochissimi fidati del Santuario. Poteva conoscerle chi aveva sperimentato i diversi gradi dell’Iniziazione e promesso con un solenne giuramento di osservare le leggi dell’Ordine per tutta la vita. Questa condizione era giusta. Per sua natura il segreto iniziatico non si può divulgare senza precauzioni, perché alla conoscenza si accede solo con la selezione psico-spirituale dell’Iniziazione. Il silenzio e il segreto presuppongono una Rivelazione o una Tradizione da custodire. Il segreto inerente le cose dell’Iniziazione, incomunicabile alle masse, resta incomunicato anche se il profano conosce tutti i dettagli dei riti iniziatici, perché i riti fanno provare dei sentimenti, ma non danno la conoscenza. Sull’esempio del passato, quando si ebbero le rivelazioni di Mosè e di Ermete Trismegisto, anche la rivelazione cristiana dei primi secoli fu suggellata dalla legge del silenzio, secondo l’avvertimento di Gesù ai discepoli: “Non date ciò che è santo ai cani, e non gettate le vostre perle dinanzi ai porci, perché non le calpestino coi loro piedi e, rivoltandosi, vi sbranino” (Matteo,7:6). Parole veraci e sempre attuali! (pag. 1)
Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all’altra, cioè del transito dall’aldilà all’al di qua, e viceversa, costoro otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: “se per una ipotesi...”; ma per noi archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio e felicemente predisposte che l’hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita approssimativamente con il termine tradizionale di “Morte Iniziatica e Risurrezione dell’Iniziato”, e dicemmo anche che fa parte dei Misteri maggiori del Cristianesimo esoterico. Il volontario viaggio di andata e ritorno nell’aldilà che abbiamo denominato “sdoppiamento” o “bilocazione nei mondi soprasensibili” del corpo anatomico dai corpi energetici, costituenti l’individuo, è pure il risultato di un travaglio anteriore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità ma per altri è una grossa fatica. Voi sapete che ogni essere umano è composto di diversi dispositivi creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell’Universo, dispositivi che si definiscono: 1) corpo fisiologico; 2) corpo eterico; 3) corpo emozionale o astrale; 4) corpo mentale; 5) energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall’Ego che racchiude il vero Uomo perfettibile e immortale. L’Ego è ciò che taluni chiamano “Corpo Causale”, la cabina di comando dello Spirito, dell’Anima emotiva e dell’Anima Erosdinamica. (pag.1-2)
La psicologia archeosofica tiene di conto molti fattori in vista di consegnare alla società l’Individuo Nuovo. Ad essa non sfugge che l’uomo è dotato di una psiche nella quale concorrono, al suo dinamismo ed alla costruzione della sua personalità e della sua individualità, molte forze intime. [...] L’uomo è un organismo consapevole con una struttura dinamica orientata verso il finalismo, attivato da forze profonde che lo sollecitano ad una totale auto-realizzazione nel futuro, perché il finalismo gli è immanente. [...] La psicoscopia (dal greco psychè = anima e scopèo = osservo) e l’egoscopia (dal latino Ego = Io e dal greco scopèo = osservo), consentono di vedere l’intima struttura dell’Uomo e della Donna interiori, secondo la loro consistenza energetica, fluidica, psichica e spirituale. (pag 2-5)
[...] Dalla lettura e studio dei passi riportati in questo fascicolo, capirete che il grande arcano dei Vangeli consiste nell’arte sottile dei quattro Iniziati nell’esporre la vita terrena e soprannaturale di Gesù, dalla nascita alla Crocifissione, con tanti e tanti episodi (guarigioni miracolose, viaggi missionari, trasmutazione dell’acqua in vino, moltiplicazione dei pani e dei pesci, risurrezione dalla tomba, ecc.) che sono contemporaneamente fatti storici, insegnamenti morali, chiavi di teologia ascetica e mistica, soluzioni di Alta Iniziazione. L’impreparato può leggere e fermarsi al significato apparente o letterale, perché la sua apertura mentale non va oltre, ma gli evangelisti hanno reso ogni racconto e ogni versetto rivoltabile come una stoffa per far vedere l’altra faccia del tessuto; ogni pagina è ricca di informazioni che bisogna saper vedere, data l’enigmaticità di certe espressioni e la semplicità di altre, che si risolvono con uno studio approfondito e la consultazione di libri su libri, e una speciale assistenza dello Spirito Santo che è resa possibile dalla preghiera, dall’isolamento, dalla meditazione, dal digiuno, dalla respirazione colorata, insomma da uno stato di grazia coltivato. Nei Vangeli niente è fuori posto. L’allegoria, il simbolo, la parabola, intessono spesso ogni vicenda. Perciò è il caso di dire con Gesù: "... chi ha orecchie per udire oda, e chi ha occhi per vedere veda." Certo, chi legge i Vangeli potrebbe chiedersi: perché il Signore non ha parlato chiaro, perché è ricorso alle parabole, ai simboli, alle metafore, ed i suoi predicatori hanno seguito il suo esempio? Non sarebbe stato più semplice usare un linguaggio chiaro, accessibile alle masse di qualunque mentalità e cultura? No! L’uomo, per apprezzare un diamante, lo deve volere, cercare con lo sforzo personale, lo deve pagare con la fatica; per trasmutare la sua coscienza, per perfezionarsi, per diventare un discepolo, un apostolo, iniziato e adepto, deve lavorare sodo. È il travaglio dell’esegesi archeosoficamente condotta, cioè l’interpretazione profonda dei testi Sacri, che porta un cambiamento in noi stessi. Il Cristianesimo espresso dai quattro Evangeli è una scoperta continua, inesauribile, una fonte zampillante di acqua cristallina che viene fuori dalle profondità di Dio dopo una trivellazione tenace, paziente e fiduciosa. (pag. 2-3)
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] Dalla lettura e studio dei passi riportati in questo fascicolo, capirete che il grande arcano dei Vangeli consiste nell’arte sottile dei quattro Iniziati nell’esporre la vita terrena e soprannaturale di Gesù, dalla nascita alla Crocifissione, con tanti e tanti episodi (guarigioni miracolose, viaggi missionari, trasmutazione dell’acqua in vino, moltiplicazione dei pani e dei pesci, risurrezione dalla tomba, ecc.) che sono contemporaneamente fatti storici, insegnamenti morali, chiavi di teologia ascetica e mistica, soluzioni di Alta Iniziazione. L’impreparato può leggere e fermarsi al significato apparente o letterale, perché la sua apertura mentale non va oltre, ma gli evangelisti hanno reso ogni racconto e ogni versetto rivoltabile come una stoffa per far vedere l’altra faccia del tessuto; ogni pagina è ricca di informazioni che bisogna saper vedere, data l’enigmaticità di certe espressioni e la semplicità di altre, che si risolvono con uno studio approfondito e la consultazione di libri su libri, e una speciale assistenza dello Spirito Santo che è resa possibile dalla preghiera, dall’isolamento, dalla meditazione, dal digiuno, dalla respirazione colorata, insomma da uno stato di grazia coltivato. Nei Vangeli niente è fuori posto. L’allegoria, il simbolo, la parabola, intessono spesso ogni vicenda. Perciò è il caso di dire con Gesù: "... chi ha orecchie per udire oda, e chi ha occhi per vedere veda." Certo, chi legge i Vangeli potrebbe chiedersi: perché il Signore non ha parlato chiaro, perché è ricorso alle parabole, ai simboli, alle metafore, ed i suoi predicatori hanno seguito il suo esempio? Non sarebbe stato più semplice usare un linguaggio chiaro, accessibile alle masse di qualunque mentalità e cultura? No! L’uomo, per apprezzare un diamante, lo deve volere, cercare con lo sforzo personale, lo deve pagare con la fatica; per trasmutare la sua coscienza, per perfezionarsi, per diventare un discepolo, un apostolo, iniziato e adepto, deve lavorare sodo. È il travaglio dell’esegesi archeosoficamente condotta, cioè l’interpretazione profonda dei testi Sacri, che porta un cambiamento in noi stessi. Il Cristianesimo espresso dai quattro Evangeli è una scoperta continua, inesauribile, una fonte zampillante di acqua cristallina che viene fuori dalle profondità di Dio dopo una trivellazione tenace, paziente e fiduciosa. (pag. 2-3)
Potremmo parlare dell’importanza di una trasmutazione mentale e del risveglio della propria volontà, perché queste due cose sono connesse. Quindi: importanza di una trasmutazione mentale e importanza del risveglio della propria volontà. Se non ci fosse bisogno di una trasmutazione mentale noi avremmo già una mentalità talmente avanzata da essere pari a quella del Figlio di Dio, dell’Avatâr, del Messia, anche perché il Messia scende nell’umanità proprio per essere modello della nuova mentalità. Dio scende nell’umanità e porta la Sua “mentalità” perché dal basso, cioè da parte degli uomini e delle donne, non è possibile maturare una mentalità totalmente libera, liberata dall’ambiente storico in cui uno vive. Nella Bibbia c’è scritto: “Iddio creò il cielo e la terra”. Da un punto di vista simbolico “il cielo e la terra” sono due opposti, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per definire nella creazione due aspetti complementari fra di loro ma opposti: la terra con tutti i suoi abitanti e tutti gli esseri viventi, e il cielo inteso come cielo celeste, con tutti i suoi abitanti, che si potrebbero definire “essenze pure”, gli angeli e via così. Due aspetti diversi e quindi due modi di vedere le cose, due modi di pensare, due mentalità opposte tra di loro sebbene complementari. Ci vuole la conoscenza della creazione, di tutto ciò che ci circonda, dell’uomo e della donna stessi, però è necessaria anche una conoscenza delle cause prime, dei “perché” e “percome” di tutto ciò che esiste, altrimenti la conoscenza di noi stessi sarebbe incompleta. Per avere la mentalità dei profeti oppure degli angeli oppure, ancora più avanzata, quella proprio del Figlio di Dio, per essere tutti Figli di Dio... Tutti gli esseri creati potenzialmente sono Figli di Dio, perché sono stati creati da Dio, sono stati creati a Sua immagine e a Sua somiglianza, il che significa che tutti appunto in potenza portiamo questa immagine, questa possibilità latente che un giorno si possa realizzare lo stato di Figli di Dio. Ma per ora, temporaneamente, nel tratto che ci separa dal compimento, nel tratto evolutivo diciamo così, durante questo tragitto c’è un susseguirsi di fasi, di avanti e indietro, di salite e discese, per potersi trasformare e adeguare gradualmente la nostra mentalità a quella appunto della rivelazione continua che viene da Dio, dal Cielo. (pag. 1)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
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Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
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Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
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Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
Nessun abstract disponibile.
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
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Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
[...] l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego. Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. [...] Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione. (pag 1-2)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
[...] Per coloro che hanno esaminato ed accettato il nostro programma, il titolo di questo nuovo fascicolo è di per sé eloquente. Esso mira al proprio sviluppo e crescita spirituale, per dare agli altri i frutti migliori dell’esperienza; esso punta sull’utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente smarriti nel labirinto dell’esistenza, ancorati alla forza sessuale che esercita un potere di attrazione sull’anima, paralizzando gli slanci verso la perfezione superumana e la felicità in Dio. Nei capitoli che seguiranno troverete gli esercizi indispensabili a chi desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore, affinché nessun disagio e squilibrio turbino l’esistenza familiare e sociale di ognuno. L’ascesi è aperta a tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L’ascesi chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola verso finalità costruttive di ordine spirituale. (pag. 2-3)
L’Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo,11:12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l’arte di respirare [...]. Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell’inspirazione e dell’espirazione, l’asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio. Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c’è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero. (pag. 6-7)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
L'uomo sin da quando nasce vuol toccare, vedere, assaporare, udire, possedere, conoscere. [...] Ognuno nasce e muore senza aver potuto esplorare per un solo istante l'universo invisibile; egli non sa dire da dove è venuto e dove andrà perché la memoria pigra e non addestrata non lo aiuta a ricordare il suo passato prima di nascere come non ricorda neppure i cibi che ha mangiato la sera precedente. Egli è simile a un apparecchio televisivo muto, spento, inattivo, benché da ogni parte dello spazio arrivano conferenze, cronache, concerti per mezzo delle onde elettromagnetiche modulate portanti immagini e suoni. [...] L'uomo ordinario è simile al capitano di un sommergibile in immersione: non può vedere nulla di ciò che vi è al di sopra del liquido in cui è immerso. L'uomo dotato dei poteri dello spirito è colui che vedrà quando metterà in azione il periscopio fuori dell'acqua e vedrà il cielo, le eventuali navi e le condizioni del mare. [...] La sperimentazione vera, severa con la prudenza dell'indagatore di laboratorio, solo essa vi farà liberi dalla paura e dall'incertezza, dal dubbio e dalla sfiducia, perché l'adulto non è dissimile dal bimbo, egli crede se vede, tocca, assapora, ode, annusa. [...] Gli esercizi indicati nei nostri quaderni di Archeosofica sono quanto di meglio si potesse suggerire. Fra questi è importante e indispensabile il risveglio e la dinamizzazione dei Centri psichici, è di essi che trattiamo in questo quaderno. [...] La risoluzione è ciò che rivela un vero uomo o una vera donna: non immature decisioni, non propositi instabili, non puerili decisioni, ma propositi che sorgono da una volontà granitica, forte ed instancabile che abbatte come muraglie di cemento difficoltà e pericoli, animata da un solo appetito spirituale, da un solo desiderio: l'Unione con Cristo. La volontà è la forma più alta dell'atteggiamento pratico. (pag. 2-3-4-5-28)
L'Io umano ha un corpo etereo permanente il quale ha ricevuto un nome: "Corpo Causale o causante". Questo corpo accumula delle cariche di forza, è il distillato dell'lo, registratore delle buone e cattive tendenze e dei ricordi; si chiama "Causale" perché causa ad ogni nuova esperienza reincarnazionistica, le condizioni ambientali, le caratteristiche dei nuovi corpi da utilizzare. [...] Ad ogni nuova nascita [...] il "Corpo Causale" con i suoi "Centri causali" è sempre lo stesso. [...] Il Corpo Causale non è un principio spirituale, non è l'anima vera e propria (globalmente parlando), ma il suo strumento di ricezione e registrazione, cioè un corpo etereo. [...] Nel Corpo Causale vi sono dei centri di forza i principali dei quali salgono a sette e corrispondenti ad analoghi centri nei corpi grossolani impermanenti. [...] Oltre ai [...] "Centri di forza", l'uomo vibrazionale fatto di corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale, è composto di un sangue energetico, la vitalità dal colore luminoso rosato, che circola attraverso delle arterie di materia allo stato energetico. [...] Conoscere tutto questo è importante perché negli esercizi per dirigere il pensiero giova non poco sapere dove far affluire la nostra energia e produrre degli effetti premeditati. [...] Nessuna esperienza si deve tentare se non si è padroni degli esercizi preliminari. (pag. 1-6-8-12)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
[...] Si può dire che in tutti i tempi fin da quando si è intuito e scoperto che il destino dell’anima perfetta è l’unione felice con l’Ente Supremo, sono state costituite delle scuole di cultura dove l’Alchimia è sempre stata la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio. L’Alchimia per la sua dottrina e la sua attività pratica è adatta a qualsiasi credo religioso e parareligioso essendo una metodologia che sta al di sopra di tutto. Infatti vi è un’Alchimia egiziana, greca, cinese, indiana, pagana, cristiana, ma l’Alchimia rimane sempre l’Alchimia. L’illuminismo razionalistico non ha saputo vedere la vera funzione spiritualizzante dell’Alchimia, ma ha creduto di scoprire in essa una specie di primitiva chimica, pervasa dal desiderio materialistico di trasformare in oro i metalli non nobili. Da questo falso modo di vedere sono tuttavia nate la chimica ordinaria e la sua tecnologia a causa di certe scoperte e conquiste farmaceutiche fatte dall’alchimista quando si trattava di lavorare per il benessere fisico dell’Uomo (terapia alchemica). La definizione generale dell’Alchimia si può riassumere così: arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere dell’oro, e ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli. L’Alchimia si è sempre classificata in più rami: Alchimia exoterica (essoterica) per le trasmutazioni chimiche e operazioni farmaceutiche; Alchimia esoterica con scopi decisamente mistici, iniziatici, non fisici; Alchimia mista comprendente i due aspetti e finalità. Nel tipo misto l’alchimista oltre ad essere un asceta, un aspirante alla santità era anche un cercatore di medicine e di preparati per curare e guarire qualunque malattia, e per alcuni fu l’aspirazione utopistica alla fabbricazione dell’oro monetabile. (pag. 4)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
Lo "spiritismo" è la credenza nell’esistenza delle anime dei trapassati (spiriti), nel mondo in cui abitano e nella possibilità di stabilire una comunicazione con i viventi dotati di medianità (ricettività speciale alle influenze dei defunti). Con la parola "spiritismo" si indicano anche taluni o tutti i fenomeni speciali detti spiritici, nonché la dottrina religiosa, morale, filosofica e cosmogonica rivelata da spiriti disincarnati. Lo spiritismo ha la sua ragion d’essere, perché il ripetersi di numerosi fenomeni (definiti appunto spiritici) ha dato la convinzione dell’esistenza di intelligenze che possono comunicare con noi se l’ambiente lo consente, poiché i fenomeni suddetti richiedono condizioni particolari. Ai fenomeni che stiamo analizzando, i moderni hanno conferito i nomi di "metapsichica" e "parapsicologia o parapsichica"; ma con questi termini hanno inteso designare una ricerca tradizionale e una spiegazione che escluda l’intervento e l’esistenza di spiriti disincarnati. Noi, in quanto Archeosofi, tratteremo di spiritismo separando di volta in volta ciò che è intervento autentico di spiriti da ciò che ha le sue cause nell’inconscio e nelle forze psico-somatiche. Vi sono fenomeni con i quali gli spiriti non hanno alcun rapporto, perché la responsabilità ricade tutta sulla psicobiofisica dell’uomo vivo. La ricerca e la sperimentazione nel campo spiritico deve essere cauta, severa, per non cadere nel rigorismo scettico e negatore della sopravvivenza dell’anima, o, all’opposto, nel ritenere ogni fenomeno come autentica documentazione spiritica. (pag.1-2)
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Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
Nessun abstract disponibile.
Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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Quando si parla di medium e di fenomeni medianici, viene in mente una persona dotata della facoltà di ricevere, come una radio o un televisore, i messaggi di un mondo precluso ai sensi ordinari, che arrivano da entità disincarnate oppure dagli angeli buoni o cattivi. [...] Il termine "Ultrafania" è composto da ultra (dal latino) = oltre, e fanìa (dal greco) = luce; quindi da tradursi pressappoco così: "luce dell’aldilà". [...] Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". [...] Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". [...] Da una vigile disamina dei libri biblici, i profeti si possono classificare in profeti di vocazione e profeti volontari. [...] Li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei profeti. [...] È di questo tipo di profetismo volontario, da noi chiamato "medianità ultrafanica", che intendiamo dare istruzioni. (pag 1-2-4-5-6)
[...] Siamo d’accordo che la questione sessuale, il sesso, il piacere, la procreazione ed il matrimonio sono fra i bisogni più importanti della vita umana, come lo sono l’economia, la salute ed il nutrimento; siamo d’accordo che ciascuno di noi è anche il prodotto della gestazione, di un parto e perciò di un amplesso, e quindi siamo condizionati dalla nascita alla morte, nel sonno e nella veglia dal fattore sessuale. Ma è anche vero, per logica scientifica che siamo la risultante della sessualità metafisica che non può lasciarci indifferenti, data la caducità dell’esistenza terrena. Prima ancora di essere generati dalla carne fummo generati dallo spirito adamico, questo è un assioma che pur tuttavia spiegheremo per chiarire appunto la questione della sessualità metafisica o trascendentale. In generale si crede al dato concreto che l’uomo ha sete, fame, sonno e bisogno sessuale. Il sesso poi per l’umanità ordinaria ha le funzioni di procurare la sofferenza-voluttà biologica dello spasimo erotico; garantire la continuità della specie umana; appagare l’istinto della maternità e paternità. A queste funzioni se ne aggiunge un’altra che interessa gli individui in via di risveglio interiore, persone meno comuni che hanno capito l’importanza della vita religiosa normale e superiore, questa funzione è di elevare a Dio utilizzando la sessualità per il superamento di sé medesimi: superamento che mette in movimento verso l’Ente supremo. Noi parleremo di quest’ultima, perché a parer nostro è veramente essenziale in quanto rientra nel motivo per il quale si è nati umani e non bestie. (pag- 1-2)
La Qabbālāh è un insieme di dottrine mistiche cosmologiche, angelologiche e teurgiche; è classificata in teorica e speculativa e in pratica o teurgica. Essa si occupa di Dio, il Mondo, le Sefirōt, il problema del male, gli angeli, la Shekīnāh, l’Uomo, l’anima, la metempsicosi, la preghiera, la redenzione, il Messia, la Risurrezione dei corpi. La Kabbalah insegna ciò che si può dire sulla divinità in due modi distinti: Dio in per se stesso oppure in rapporto alla creazione. La divinità per se stessa viene chiamata En-Sōf (l’infinito) אין סוף o Setīmā de-kol-setīmīn (il mistero dei misteri). La Qabbalah fino a un certo punto è agnostica perché Dio è inaccessibile allo spirito umano creato e quindi incapace di meditare sul Creatore. Lo spirito umano può soltanto, per la sua limitatezza indagare sul carattere finito e limitato degli esseri e dei fenomeni esistenti e fare delle pallide congetture di causalità fino a dedurre la causa prima senza fine. L’incapacità di analizzare Dio nella sua essenza dimostra che la nostra essenza non è quella di Dio e perciò si esclude l’errore del panteismo nel quale sono scivolati non pochi kabbalisti. Dio è l’anima dell’Universo, ma non identico a questo. Ammessa la sua emanazione, questa non è di sostanza, ma di forza. Benché per immanenza Dio risieda nelle sue creature non è le creature. Nella rivelazione kabbalistica del Cristo il concetto della Trinità non esclude l’unità di Dio infinito, inaccessibile e persona. [...] La Bibbia dice che il mondo è creato dal “nulla”, e perciò dipende da Dio creatore, distinto dal mondo che è una sua estrinsecazione. Come Creatore Dio si manifesta mediante le Sefirot o divine energie increate che sono forze manifestate ed emanazioni di Dio. Le Sefirot sono intuite come forze divine intermediarie fra Dio e il creato, numeri, forze con le quali l’assoluto si estrinseca e si manifesta. (pag.1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
L’esperienza radiestesica è una fra le più importanti vie che lo spirito scientifico utilizza per la conquista del mondo. Infatti la facoltà di comportarci come un radar (=radioispezionatore) mediante uno strumento rivelatore chiamato oscillometro o pendolo, consente di scoprire, analizzare e conoscere tutto ciò che esiste nell’universo, sia che si tratti di cose che di entità psichiche. Per questo fatto, la nostra scuola di "Archeosofia" vuole dare alcune spiegazioni utili non solo per sviluppare la facoltà radiestesica, ovvero la personale sensibilità alle radiazioni, alle onde e ai fluidi che circolano in noi e nel Cosmo, ma perché si abbia un anticipo di ciò che, in modo più grandioso e libero, è possibile ottenere attraverso lo sviluppo delle facoltà psichiche della chiaroveggenza e dell’intuito. Gli strumenti elementari quali gli oscillometri e quelli più complessi della Cosmoionica, dai quali si possono avere interessanti esperimenti di captazione delle onde con dati informativi preziosi, devono essere un temporaneo ausilio, in attesa che si sviluppino in voi i poteri della chiaroveggenza e chiaroudienza, liberi da strumenti fisici. I quaderni programmati da" Archeosofica", la Scuola Esoterica di Alta Iniziazione, puntano decisamente verso questo obiettivo. Molti di noi sono oggi in grado di esplorare, con la Radiestesia e la Cosmoionica, una dimensione del Cosmo ove vive una categoria di anime che ha lasciato la terra per trasferirsi in altra località, che la Cosmografia sacrale può chiamare con un termine ben preciso: Primo Cielo del Paradiso, Secondo Cielo, Terzo Cielo, ecc. Ma è anche vero che molti di noi, dopo gli esercizi di "Archeosofia", possono condurre le stesse esperienze senza strumenti, perché hanno saputo sviluppare le antenne psico-spirituali. (pag.1-2)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
[...] Gesù "al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregò" (Mc.1,35). Il deserto, per gli asceti, è qualcosa di interiore, significa concentrazione, raccoglimento, silenzio dello spirito. E' a questo livello, in cui l'uomo riesce finalmente a tacere, che ha luogo la vera preghiera, e che l'uomo viene misteriosamente visitato. Per capire la voce del Verbo, bisogna saper ascoltare il suo silenzio, impararlo, soprattutto, poichè è il "linguaggio del secolo futuro". Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione... L'esperienza dei maestri è categorica: se nella nostra vita non siamo capaci di fare un posto al raccoglimento, al silenzio, non potremo mai raggiungere un grado superiore, come ad esempio riuscire a pregare sulle pubbliche piazze. [...] Niente è realizzabile senza il lavaggio preliminare della coscienza al quale corrisponde il lavaggio delle azioni; niente è conquistabile dall'individuo se non si pone al di là di tutti gli opposti e si unifica in Cristo per meritare l'appellativo di Figlio di Dio per partecipazione. La condizione basilare perchè Iddio abiti in noi è il vuoto assoluto di ogni contenuto terreno che la pratica della "Veglia perenne" prepara e instaura. [...] I mezzi che conferiscono l'atteggiamento interiore per pervenire alla "veglia perenne" è l'esercizio ascetico del "non pensare" o lo svuotamento totale del cuore e della mente di tutto ciò che non è Dio. [...] Quando la "Veglia perenne" è riuscita si ha il lasciapassare al Sacramentum octavi. (pag. 22-23-25)
Che cosa sono i centri psichici di forza? In quale parte del corpo o dell'anima si trovano? Quale funzione svolgono ai fini della realizzazione iniziatica? L'Autore risponde a tali domande svolgendo la dottrina tradizionale in conformità all'esperienza dei personaggi più significativi dell'India, da Budda a Patanjali, da Milarepa ad Aurobindo, e attingendo alle sperimentazioni della scuola esoterica ed iniziatica da lui fondata, denominata Archeosofica. I lettori troveranno in questa trattazione il meglio della tradizione arcaica, esposto in forma pratica e accessibile a tutti, tale da permettere a chiunque lo desideri di seguire la via iniziatica. Ad uno sviluppo e sintesi dell'esoterismo mediterraneo si accompagnano utili riferimenti alle dottrine orientali e allo yoga, nonchè alcuni principi della kabbala e richiami all'esoterismo biblico.
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Dunque, luce astrale. Perché si chiama luce astrale? Perché alla vista appare come se fosse fosforescente, come un'atmosfera piena di punti fosforescenti, come stelle, brillante, fosforescente. E dovunque si guarda c'è questa fosforescenza, sotto i piedi, sopra la testa, a destra, a sinistra, in ogni direzione. Spariscono il tavolo,il pavimento, le sedie e tutto quello che rimane è solo questo oceano senza fondo di luce astrale, di questa sostanza... fosforescente. Questa luce astrale si concretizza, è più massiccia dove per esempio c'è la terra, è come più concentrata. Però c'è anche fuori dalla terra. Là dove c'è un pianeta, questa è più forte, più condensata. Ora, essendo da tutte le parti vuol dire che coabita con tutto il mondo fisico e anche col mondo sottile, evidentemente, però tutto appare a prima vista omogeneo. Bisogna attraversare questo oceano. Questa luce, come sostanza, è definita “l'anima fisica dei 4 elementi” acqua, aria, terra e fuoco. La mescolanza di questi 4 elementi, le loro proporzioni ed i giuochi di rapporto di energie, compongono tutte le forme, questo mondo e anche i mondi sottili. Altrimenti non ci sarebbe un dinamismo dell'aria, dell'acqua, del fuoco, delle caratteristiche non potrebbero sussistere senza questa forza animante, che è da tutte le parti. Si potrebbe riferire la luce astrale anche al Telesma di Ermete Trismegisto, all'Azoth degli Alchimisti, all'Allume dei Filosofi, la Materia Prima. Anche all'anima fluidica della terra: si parla di una porta inferi e di un tragitto che conduce al Monte Tabor, questa anima fluidica della terra, questa porta che l'Iniziato deve attraversare. L’anima fluidica della terra ha una caratteristica bipolare. Che cosa vuol dire bipolare? Che si può polarizzare. Cioè da uno stato inerte, che appare come un oceano fosforescente, come da uno stato neutro, si polarizza, ha la capacità di acquisire una doppia polarità, la doppia corrente mercuriale. (pag.1)
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