La sete di conoscenza, presto o tardi, in una età o nell’altra, affiora alla mente con le sue eterne domande: “Chi siamo? Perché viviamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Abbiamo un’anima che sopravvive alla dissoluzione del corpo o perisce con esso? Esiste, dopo la presente, un’altra vita? Sarà migliore o peggiore di questa? Vi è un Dio sopra di noi che guarda e veglia amoroso ed esigente, al quale dobbiamo rendere conto di tutto, dei pensieri, delle parole e delle azioni? Vi è un premio per chi fa il bene ed una punizione per chi compie il male? C’è, per chi soffre nella povertà e nella malattia, privo di affetti e di assistenza, una ragione logica, oppure sussiste solo ed unicamente la materia in movimento con la sua dialettica inesorabile e lo sconfortante eterno divenire privo di finalità?”. [...] Per coloro che si pongono tutte queste domande, ma vogliono i fatti, noi proponiamo l’Archeosofia. Che cos’è l’Archeosofia verrà ampiamente spiegato nel senso introduttivo da questo quaderno. Per il momento basti saperne il significato etimologico, dal greco Archè che vuol dire Dio, principio dei princìpi, e Sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza. San Paolo di essa tramanda una raffinata definizione nella prima lettera ai Corinzi, 2:6-16, ed ai Colossesi, 1:26. Ecco quanto dice: “Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio (=Archeosofia) avvolta nel mistero che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria”. (pag. 1-2)
[...] Alla domanda: - Chi è la donna? - si contrappongono le diverse definizioni convergenti degli psicologi, teologi, filosofi, sociologi e biologi. D’altra parte abbiamo la risposta che nei secoli hanno dato i miti, le favole della mitologia, i simboli, fra i quali vi è il racconto biblico della Genesi verso il quale siamo particolarmente sensibili e interessati. Rispondere alla domanda: - Chi è la donna?- è tanto complicato quanto rispondere a: -Chi è l’uomo?-. La donna è l’uomo, ma con polarità diversa, femminile: definizione comprensibile quando avrete studiato le nostre nozioni sulla costituzione occulta della persona umana. La donna è un pensiero di Dio oggettivato, è un atto creativo, una espressione concreta d’amore, una immagine somigliante a Lui, e che racchiude l’impronta della maternità divina. La donna è uno spirito, una forza spirituale equivalente a quella dell’uomo. Essa è un corpo fisico, tempio vivente del suo spirito, della sua anima emotiva e della sua potenza generativa, conforme alle caratteristiche di una ben precisa polarità cosmogonica che nella manifestazione terrestre opera con un corpo biologicamente strutturato per esprimere la femminilità. Creati a immagine e somiglianza spirituale di Dio, l’uomo e la donna sono immortali ed hanno la potestà di lavorare per la reciproca santificazione che li condurrà nei due paradisi: il Terrestre prima, e il Celeste dopo, in conformità ai Misteri minori e maggiori. (pag. 3)
[...] Fondare un Ordine Iniziatico e chiamarlo “Loto+Croce”, significa riunire altri cercatori di Dio, disseminati sul pianeta, separati e talora troppo soli per progredire nel Sentiero della pace, della santificazione e della perfetta unione con l’Assoluto. È come dirvi con le parole del profeta Geremia (L:5): “Venite, uniamoci all’Eterno con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata”. Allearsi e camminare insieme con umiltà vuol dire amarsi, comprendersi, aver fiducia l’uno dell’altro in tempi come questi di diffidenza e sfiducia dell’uomo verso l’uomo. Il cammino verso Dio non si percorre da soli, ma in gruppo, perché ci si spalleggia, ci si fa coraggio, si va avanti insieme senza pretesa di essere gli uni superiori agli altri, accettando le conoscenze e l’esperienza di tutti per una finalità unica: conquistare il Regno dei Cieli. Partecipare ad un Ordine iniziatico è una rara occasione, e può darsi irripetibile. Un Ordine è come una Ekklesia, un sacerdozio esoterico per il quale si deve avere la vocazione e la chiamata, l’umiltà e la fiducia nell’Ordine stesso e nelle sue finalità. (pag.1-2)
Nel passato, le verità della Rivelazione e la loro interpretazione stavano nascoste dietro i Misteri ed erano svelate soltanto nelle società segrete e ai pochissimi fidati del Santuario. Poteva conoscerle chi aveva sperimentato i diversi gradi dell’Iniziazione e promesso con un solenne giuramento di osservare le leggi dell’Ordine per tutta la vita. Questa condizione era giusta. Per sua natura il segreto iniziatico non si può divulgare senza precauzioni, perché alla conoscenza si accede solo con la selezione psico-spirituale dell’Iniziazione. Il silenzio e il segreto presuppongono una Rivelazione o una Tradizione da custodire. Il segreto inerente le cose dell’Iniziazione, incomunicabile alle masse, resta incomunicato anche se il profano conosce tutti i dettagli dei riti iniziatici, perché i riti fanno provare dei sentimenti, ma non danno la conoscenza. Sull’esempio del passato, quando si ebbero le rivelazioni di Mosè e di Ermete Trismegisto, anche la rivelazione cristiana dei primi secoli fu suggellata dalla legge del silenzio, secondo l’avvertimento di Gesù ai discepoli: “Non date ciò che è santo ai cani, e non gettate le vostre perle dinanzi ai porci, perché non le calpestino coi loro piedi e, rivoltandosi, vi sbranino” (Matteo,7:6). Parole veraci e sempre attuali! (pag. 1)
Questo quaderno tratta di una esperienza, di una dottrina e di un metodo per conoscere il proprio cuore, liberarlo dal giuoco degli "opposti", insediarvi la propria intelligenza illuminata dall'intelligenza del Cristo: fare del cuore il luogo teofanico. La Cardiognosi deriva dal greco cardia = cuore e gnosis = conoscenza, quindi è la conoscenza del cuore in senso metafisica, mistico e Archeosofico; conoscenza esistenziale, nella fede e nell'amore. La dottrina del Cuore e quella dell'occhio del Cuore costituiscono i sentieri che ognuno deve percorrere per raggiungere le sublimi vette della perfezione. Il cammino è lungo e faticoso, e chi si azzarda da solo, spesso si smarrisce e giunge tardi alle porte del Regno. Chi ha trovato un Maestro arriverà prima, senza perdersi in vani tentativi di orientamento. Ogni persona che viene al mondo non è uguale ad un'altra. Alcune nascono già mature, evolute o progredite spiritualmente, altre devono perfezionarsi con il lavoro incessante dell'ascesi. [...] La pratica con un preliminare allenamento capace di dare i primi contatti con il Divino, è il miglior modo per entusiasmarsi ed andare avanti nello studio archeosofico. Perciò questo quaderno esporrà ciò che va fatto subito per sperimentare gli iniziali edificanti incontri con la "Luce interiore" e il primo vero dialogo nel segreto del proprio cuore con il Maestro di Compassione Gesù. (pag. 1)
Coloro che si sono interessati di esoterismo, sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all’interiorità dell’individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici. Il vocabolo "simbolo" deriva dal latino symbolum e dal greco simbolon = segno. Attraverso i secoli, ciascun simbolo è stato arricchito di significati con analogie varie, e di esso si è formato un archetipo, ossia una forza cosmica, un ente dotato di poteri qualitativi specifici che possono influire sul corpo, sulla psiche e sulla spiritualità di chi si mette in sintonia simbolurgica. [...] Un simbolo opera al solo guardarlo, anche senza conoscerne ancora i significati, purché si abbia affinità con esso o lo si consideri familiare. Il suo scopo è didattico perché indica gli strumenti di salvezza per mezzo di segni cifrati. [...] Un gesto, un colore, un grafico, una scena iconografica, una parola di contenuto simbolico, cambiano la natura intima di una persona, in quanto il simbolo è in sé qualcosa di puro e di perfetto che può dare a chi ha un contenuto similare, per la legge della risonanza, dell’analogia o interdipendenza del valore archetipico dei simboli. (pag. 1-2)
[...] È certo che il Graal o Coppa è una realtà, perché appartiene ad una tradizione metafisica a carattere cristico, iniziatico e regale, la cui essenza può essere colta solo da chi, osservando una certa disciplina archeosofica, si sia impegnato a fondo a conoscerla sperimentalmente. [...] Dalle pagine che seguiranno potrete farvi un concetto esatto di quanto sia importante la via del Graal per chi cerca di uscire dal mondo doloroso e rientrarvi da volontario liberatore con una dignità nuova. Per facilitare un primo approccio con l'argomento in questione diremo che il Graal è, in senso allegorico e simbolico, la Tradizione Archeosofica, unità essenziale di tutte le tradizioni esoteriche del mondo antico e moderno. [...] Il Graal è una realtà soprastorica, un centro inaccessibile supremo delle eteree regioni dello spazio cosmico intelligibile: un Tempio spirituale del Verbo e dello Spirito Santo, custodito da liberi Adepti. [...] Il Graal è un Tempio ultrafisico che guida il Tempio terrestre, se questo sussiste in qualche Ordine Iniziatico. [...] È il cuore puro e senza paura dell'Iniziato che può vedere il Graal del centro supremo soprasensibile. Il Graal è una forma di materia speciale luminosa, che trasmette gli impulsi dai piani metafisici e che può essere veduta da qualche Adepto incarnato. Il Graal è anche un oggetto fisico, simbolo evocatore e convibrante con le forze dall'Alto, quando, in qualità di Calice, contiene il sangue del cavaliere che celebra il sacro rito sulla terra. Non è tutto, molte altre cose potete conoscere, se avrete la stessa passione che ha reso i nostri cuori simili a lampade ardenti, accese per la Gloria di Dio. (pag. 2-3-4)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
[...] Sappiamo per certo dai Santi della Chiesa e dall’osservazione della Scienza che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. È nel cuore che l’asceta ad un certo momento della sua vita ha la chiara consapevolezza che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso, nuovo, sul modello di Gesù o di Maria. L’esercizio al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi si può definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede dei sentimenti, centro di gravità dell’anima emotiva, sia trasmutato o sostituito con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico, lo specchio di Dio Uno e Trino. L’aspirante alla perfezione deve perciò ricordare sempre l’espressione di Gesù riportata da Matteo (5:8): "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi quest’altra riferita da Luca (10:27), che Santa Caterina de’ Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso." Questo amore ardente vissuto nella meditazione con l’attenzione prolungata nel cuore, dev’essere assoluto in conformità al Salmo di Davide, 39:4: "Dentro di me arde il mio cuore; quando medito divampa un fuoco". Non è tutto: l’asceta deve pure compenetrarsi in queste altre parole di nostro Signore: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli." (Matteo,5:3). Il cuore è stato paragonato dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo al Graal, la sacra coppa usata dal Signore la sera dell’ultima Cena e nella quale la leggenda vuole che l’Esseno Giuseppe d’Arimatea raccogliesse alcune stille del prezioso sangue del Salvatore, dopo il sacrificio del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe essere meditato sempre perché fa parte della Cardiognosi. (pag.19-20)
Quando l’uomo stanco del suo pellegrinare nell’oscurità, fa tacere gli affanni ed i bisogni della sopravvivenza mondana, e nel silenzio della notte, alzando gli occhi al cielo, rivolge il suo spirito verso l’Eterno, sente sorgere nel profondo del suo essere un impetuoso alito di carità, senza tempo e senza confini; un’antica malinconia gli percuote l’animo, memoria di una lontana Patria perduta nello spazio celeste, e tra le stelle, come improvvisa folgore, una parola gli infiamma il cuore di fede e di speranza: SANTO GRAAL. Il Graal o Coppa nella lingua sanscrita è il Graha della razza indoariana, la razza guerriere (da Aries = Marte) che migliaia di anni fa era localizzata in una regione nordico-boreale di cui sono antiche rimanenze lo Svalbard e la Groenlandia, la terra verde. L’etimologia della parola Graal svela un significato intimo che può essere utile per far luce sul mistero che l’avvolge. La medesima radice si ritrova nelle voci germaniche GRUN e GRUND ed in quelle anglosassoni GREEN e GROUND, che si traducono rispettivamente: VERDE, con significato di vigore e giovinezza; e TERRA, base, fondamento. Da queste considerazioni emerge l’idea di una terra verde o terra della giovinezza intesa anche come fondamento della vita e della forza con una caratteristica di stabilità e di centralità che nella saga dei romanzieri-iniziati designa la sede, il luogo segreto del Santo Graal. (pag. 1)
"Il punto culminante perché l'umanità ricevesse una Rivelazione su Dio, la Creazione, l'Uomo e la sua vita terrena e ultraterrena, fu quando Gesù Cristo apparve sulla terra". Quando viene il Tempo (la discesa dell'Avatar avviene in conformità a precisi Cicli Cosmici, Dio prepara in Giovanni il "Precursore" e nella SS. Vergine lo Spirito Santo. La nascita di Gesù era stata annunziata nell'Antico Testamento: "Così dice il Signore degli eserciti (a Davide): "Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d'Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere e renderò stabile il suo regno. Egli (Gesù Cristo) edificherà una casa al mio nome ed io vi renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò Padre ed Egli mi sarà Figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre" (2Samuele 8-16).