[...] "La Parola parlata e ascoltata è contenuta nella Bibbia; architettata e costruita, la Parola apre le porte del tempio; cantata e rappresentata sulla scena ierofanica del culto, costituisce la sua liturgia; misteriosamente disegnata, si offre, in contemplazione, in "teologia visiva" sotto la forma dell'icona". [...] Il primo obiettivo che si propone il disegno e la composizione pittorica archeosofica è quello di attirare l'attenzione dell'artista in primo luogo e del pubblico osservatore in un secondo tempo. Per giungere a tanto si perviene in modo efficace con il valore estetico delle immagini e l'uso secondo Arte del colore. Le cose brutte influenzano sfavorevolmente l'attenzione, le cose belle invece influenzano favorevolmente, spingendo lo spirito alla contemplazione. [...] E' certo che il colore, se impiegato con correttezza, influenza favorevolmente il processo dell'attenzione. L'attenzione, abbiamo detto più volte, è la chiave prima dell'Ascesi. Prima di andare più oltre soffermiamoci un momento sulle genesi delle sensazioni colorate, ripromettendoci di completare i concetti cammin facendo. (pag. 9-12)
[...] Quando la tradizione orale dell'iconografia cominciò a spegnersi vennero scritti alcuni manuali con le regole pittoriche ed i canoni dell'arte sacra le cui immagini pittoriche dovevano corrispondere all'archetipo invisibile e spirituale di esse. Fra questi manuali o guide ricorderò ai lettori la "Guida degli Iconografi" dell'XI secolo, che si trova al Monte Athos nella penisola calcidica. [...] La "Guida agli Iconografi" mette al riparo da devozioni soggettive e di gusti insicuri. Questo manoscritto indica che l'iconografia comincia dal sovrasensibile e che l'icona è un miracolo della fede, liberata dalla religione dell'umano, del transitorio. Il manuale ha ragione: l'arte divina non ammette cedimenti, nella sua apparente rigidità mira a manifestare lo Spirito. La "Guida agli Iconografi" vuole la stabilità degli archetipi, degli schemi spirituali occulti. [...] L'artista ha una certa libertà creativa, cioè artistica, ma deve mantenere nel ritratto una impronta conforme al prototipo, cioè che gli rassomigli. Perchè la Grazia trasmessa dalla rassomiglianza, una volta fatta la prima immagine le atre devono rassomigliarle. [...] Le direttive dei manuali di pittura del Monte Athos e quanto sappiamo dei pittori egizi, greci e romani sono quelle attualmente in opera nella Chiesa d'Oriente e in coloro che ad essa si ispirano per dei precisi motivi teologici. (pag. 12-13-14)
[...] Fra i mezzi ascetici di primaria importanza si colloca l'icognosia, ovvero la conoscenza dell'immagine per scopi di elevazione spirituale e di incontro con la divinità. L'icona racchiude simboli e scene dipinti a colori scelti secondo le leggi del colore e dei suoi effetti sulla coscienza. E' in certo qual modo ciò che in India si chiama "Mandala", ossia diagramma di meditazione. L'icona ha una funzione didattica, è un costante richiamo a Dio, alle sue energie, al Cristo, allo Spirito Santo, alla Vergine, a Sofia, ed al desiderio di imitarli. Fissarne i simboli significa entrare in risonanza con gli archetipi di essi e riceverne i benefici influssi. L'icognosia fa parte della theosis per mezzo dei simboli. L'icona si può considerare un castello di meditazione, un cerchio magico, un mezzo potente sul quale fissare lo sgurdo fisico e l'occhio della mente per isolarsi dal mondo profano ed entrare nel mondo sacro. Le immagini divengono "sostegni" alla meditazione. La meditazione sull'immagine sacra, dall'inizio della sua preparazione al suo compimento, dirige la volontà di salvezza del devoto, perchè tale immagine si anima, si dinamizza, si carica di fluido ed opera sulla coscienza profonde trasformazioni salutari. L'icona concentra, difende contro le distrazioni e le tentazioni, e omologa la coscienza e le energie biologiche del corpo a un'icona archetipica formata dal pittore asceta e registrata nel piano akashico. Non è a caso quindi che riteniamo l'icognosia archeosofica la più avanzata forma di ascesi attraverso il simbolo, perfezionamento della via scetica del cristianesimo integrale o esoterico. (pag. 7)
Lo studio della parola e del linguaggio, degli alfabeti e delle leggi linguistiche codificate in grammatiche, hanno sempre avuto un interesse particolare presso i Sapienti di tutte le epoche. Ma i Sapienti si sono soffermati su poche lingue definendole “Sacre”, perché attraverso queste Iddio ha parlato ai Profeti e agli ispirati. Strano a dirsi, ma queste lingue che sono state lo strumento grafico e fonico di questi uomini eccezionalmente ricettivi al pensiero di Dio hanno delle strutture grammaticali uniche, quasi precomposte affinché il loro lessico avesse vocaboli le cui lettere corrispondessero a una cifra numerica, un geroglifico con diversi piani di corrispondenza. Fra queste lingue hanno notevole importanza il Sanskrito e l’Ebraico antico. Noi ci occuperemo di quest’ultimo perché la Rivelazione è pervenuta con Mosè, i Profeti biblici e Gesù Cristo: attraverso questa Rivelazione che riteniamo più pura e garantita dai risultati. Ed il Sanskrito? Validissimo, ma è servito a Dio per una Rivelazione parziale adatta ad altri popoli. Le lingue adibile dal linguaggio comune, le lingue che non sono state il veicolo della Rivelazione si devono considerare profane, comuni, cioè non sacre. È bene sin da ora non confondere le lingue sacre con quelle liturgiche come è il caso del latino e il greco ecclesiastici che sono rimaste stabili nella loro fonetica, invariabili, rispetto alle altre lingue che mutano con il cambiare dei tempi. (pag. 1-2)
[...] Questa breve storia del Cristianesimo vuole portare il suo contributo nel far luce sugli aspetti esoterici della rivelazione divina, dalla quale non erano lontani certi Padri del passato. Purtroppo con essi si sono persi dei notevoli contributi, fra cui quello del siciliano Panténo, che trasmise a Clemente Alessandrino quanto sapeva della trasmissione orale riservata degli Apostoli, e che Clemente scrisse a modo di compendio in un colossale manoscritto di otto libri, intitolato Ipotiposi (Ύπουπωσειϛ= Abbozzi). Questa preziosa opera, che rispecchiava l’esegesi cristiana di Panténo, è stata dispersa. Sfuggì alla distruzione solo qualche frammento, e tale scempio fu un abuso contro il cristianesimo esoterico, compiuto per far risaltare solo l’insegnamento di massa o popolare. Le Ipotiposi sono menzionate da Eusebio di Cesarea (nato verso il 265 d.C. a Cesarea, capitale romana della Palestina, e morto il 30 maggio 339-340, secondo il Martirologio siriaco fondato sul calendario di Nicomedia) nella sua Storia Ecclesiastica - vol.2°, Libro VI, cap.XIII e XIV. Riguardo a questo tema, diverse cose sono state già trattate nei Quaderni di Archeosofia, ma riprenderemo l’argomento più avanti. All’epoca di Gesù Cristo e secondo l’uso del tempo, vigeva per esigenze didattiche il deliberato “silenzio” circa le spiegazioni profonde o esoteriche della rivelazione e relative esegesi o interpretazioni delle Sacre Scritture. Istruire in maniera diversa era severamente proibito dalle autorità cristiane, spesso formate da persone inclini alla segretezza, anche se non sempre a sproposito. Ma ciò travolse nel furore dello zelo uomini unici ed eccezionali, che tentavano di forzare gli intelletti degli impreparati. Capire a fondo la dottrina rivelata è indipendente dall’aver conseguito le promozioni ai gradi superiori dell’Ekklesia, gradi che non sempre sono conferiti da coloro che sanno e a coloro che sanno. Per cui vi erano presbiteri con preparazione dottrinale di massa e altri con diversa mentalità e illuminazione. Altri ancora, pur conoscendo la rivelazione messianica, si uniformavano agli istruttori dotati di mentalità più gretta. Il Cristianesimo è uno solo, ma spiegato in due modi perché ha due aspetti: quello semplice o elementare e quello esoterico o più profondo e impegnativo. (pag.3-4)
[...] Dalla lettura e studio dei passi riportati in questo fascicolo, capirete che il grande arcano dei Vangeli consiste nell’arte sottile dei quattro Iniziati nell’esporre la vita terrena e soprannaturale di Gesù, dalla nascita alla Crocifissione, con tanti e tanti episodi (guarigioni miracolose, viaggi missionari, trasmutazione dell’acqua in vino, moltiplicazione dei pani e dei pesci, risurrezione dalla tomba, ecc.) che sono contemporaneamente fatti storici, insegnamenti morali, chiavi di teologia ascetica e mistica, soluzioni di Alta Iniziazione. L’impreparato può leggere e fermarsi al significato apparente o letterale, perché la sua apertura mentale non va oltre, ma gli evangelisti hanno reso ogni racconto e ogni versetto rivoltabile come una stoffa per far vedere l’altra faccia del tessuto; ogni pagina è ricca di informazioni che bisogna saper vedere, data l’enigmaticità di certe espressioni e la semplicità di altre, che si risolvono con uno studio approfondito e la consultazione di libri su libri, e una speciale assistenza dello Spirito Santo che è resa possibile dalla preghiera, dall’isolamento, dalla meditazione, dal digiuno, dalla respirazione colorata, insomma da uno stato di grazia coltivato. Nei Vangeli niente è fuori posto. L’allegoria, il simbolo, la parabola, intessono spesso ogni vicenda. Perciò è il caso di dire con Gesù: "... chi ha orecchie per udire oda, e chi ha occhi per vedere veda." Certo, chi legge i Vangeli potrebbe chiedersi: perché il Signore non ha parlato chiaro, perché è ricorso alle parabole, ai simboli, alle metafore, ed i suoi predicatori hanno seguito il suo esempio? Non sarebbe stato più semplice usare un linguaggio chiaro, accessibile alle masse di qualunque mentalità e cultura? No! L’uomo, per apprezzare un diamante, lo deve volere, cercare con lo sforzo personale, lo deve pagare con la fatica; per trasmutare la sua coscienza, per perfezionarsi, per diventare un discepolo, un apostolo, iniziato e adepto, deve lavorare sodo. È il travaglio dell’esegesi archeosoficamente condotta, cioè l’interpretazione profonda dei testi Sacri, che porta un cambiamento in noi stessi. Il Cristianesimo espresso dai quattro Evangeli è una scoperta continua, inesauribile, una fonte zampillante di acqua cristallina che viene fuori dalle profondità di Dio dopo una trivellazione tenace, paziente e fiduciosa. (pag. 2-3)
Tutto ciò che i Vangeli dicono ha un carattere pratico il cui sviluppo è spiegato nei Quaderni di "Archeosofica". E non dobbiamo perdere di vista che l'Archeosofia è una dottrina e un insieme di tecniche psico-somatiche per conoscere sperimentalmente Dio, l'intima essenza di noi stessi e dei mondi soprasensibili: conoscenza integrale e ad un tempo liberazione dall'ignoranza, dal dolore e dalla fatale meccanica delle reincarnazioni espiatorie. Ma è pure vero che la dottrina archeosofica è stata scoperta e formulata dopo le esperienze delle diverse ascesi alle quali dobbiamo gli splendidi risultati esplorativi nei confronti dell'uomo, della natura e di Dio. I Magi venuti dall'Oriente a cercare nel Gesù appena nato il Re dei Giudei; le genealogie di Giuseppe marito di Maria e del figlio Gesù; il battesimo di Giovanni e l'apparizione dello Spirito Santo; il rigore ascetico con il digiuno e l'isolamento nel deserto per 40 giorni; le cure miracolose dei malati, degli ossessi da parte del Cristo; la consacrazione dei fedeli al sacerdozio eterno secondo l'Ordine di Melchisedech; la trasfigurazione sul monte; l'istituzione della Santa Eucarestia; il sudore di sangue nel Getsemani; la crocifissione e morte sul Golgotha; la risurrezione, la discesa agli inferi per predicare l'Evangelo ai morti infedeli e nel peccato; l'ascensione; ecc. sono tutti episodi che indicano dove bisogna andare, quali tecniche mistiche e iniziatiche usare per guadagnare l'illuminazione, la pace interiore, liberarsi dalla ruota dell'esistenza fenomenica e guadagnare il Regno dei Cieli nel corpo della risurrezione. Vi è poi un certo aspetto circa l'utilità dei Vangeli, ed è questo: chi legge e rilegge con penetrazione ogni giorno, pagina dopo pagina, il messaggio di Cristo, così come è arrivato a noi, entra in meditazione profonda e si identifica agli episodi, ai detti, alle parabole, per scoprisi uno con Cristo. [...] (pag. 8)
[...] Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il 38° quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte. Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina. Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell’oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite. [...] Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d’Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell’eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell’Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda trasferendo l’una l’intero possesso di sé all’altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l’anima diventa divina, e Dio per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22,n.3). (pag. 2-3)
L’Archeosofia, per essere la "Scienza dei Princìpi", la saggezza arcaica, lo studio delle Cause Prime, richiede non pochi termini e definizioni dal significato preciso e sicuro, per evitare di comprendere i concetti diversamente dalle intenzioni di chi scrive. Di conseguenza abbiamo deciso di redigere alcuni quaderni, imprecisabili per la quantità, in ognuno dei quali daremo un certo numero di vocaboli. Queste voci sono trattate con criterio di enciclopedia, per renderle documentate e comprensibili al massimo. Almeno questa è la nostra buona intenzione e il nostro sforzo: dire molto per ogni argomento, in sintesi, e svelare agli Archeosofi gli aspetti più nascosti della sapienza. È ovvio che gli argomenti qui trattati sono sviluppati nei quaderni segnalati nel nostro programma, ma lo scopo del Dizionario enciclopedico di Archeosofia è di consentire una tempestiva ricerca di quei vocaboli e concetti dei quali non si è ben capito il significato, oppure è sfuggito alla memoria. In questo quaderno si possono anche trovare delle notizie aggiornate di Archeosofia. Il presente dizionario, inedito e riservato agli aderenti di "Archeosofica", si allaccia al programma come quaderno 40° ma, e lo abbiamo già accennato, comprende diversi fascicoli (prima parte, seconda, terza, ecc.). Il primo è questo, e i suoi vocaboli sono 33. Noi cerchiamo di mettere in ogni fascicolo nuovo tutti i termini usati nei quaderni, ma vi preghiamo di dare la vostra opinione sul contenuto di questa enciclopedia, per fare sempre di più e meglio. Del resto, siete stati chiamati per una grande missione spirituale e "Archeosofica" è vostra, è stata fatta per voi. Giusto è, dunque, esprimere ciò che desiderate. (pag. 1)
Già fui preciso nel volume "Tecniche di risveglio iniziatico" quando affermai che Dio è accessibile solo a condizione che l’Uomo cerchi di farsi perfetto. Non vi è salvezza e liberazione dal caos del mondo fenomenico nel periodo in cui si è incarnati e in quello successivo nel quale si è disincarnati, se la purificazione è venuta meno. È una illusione che accarezzano sia coloro che seguono gli insegnamenti di una religione ordinaria, quanto coloro che si ritengono iniziati ad un Ordine e si affidano solamente al rito e al potere dei simboli, continuando a vivere la vita comune di tutti i giorni, sia essa mediocre o, ancor peggio, vissuta moralmente impura. Per aprirci uno sbocco fuori da questo mondo di dolore e di ignoranza, dobbiamo svegliarci e deciderci a muovere le leve di comando della volontà e del potere del pensiero concentrato, un pensiero trasparente come il cristallo e resistente come il diamante. È necessario sottoporci a delicati interventi di alta chirurgia spirituale, per i quali noi stessi, e non altri, possiamo essere ad un tempo chirurghi e pazienti, laboratorio e strumenti, materia prima e operai. Per dare piena autonomia all’IO e renderlo veramente a immagine e somiglianza divina, è necessario lavorare sull’uomo visibile e invisibile, sull’individuo biologico ed energetico, risvegliando i suoi "Centri di forza", meravigliosi organi sensoriali e spirituali che consentono la più avvincente esplorazione di dimensioni nuove, utilizzando le ritmiche del respiro energetico, i Nomi di potenza o logodinami, i cicli astronomici liberatori, fino allo sganciamento dell’anima erotica dalla morsa fatale dell’Eros Cosmogonico. (pag. 2-3)
... Il Cosmo contiene, in quanto spazio circoscritto e dinamizzato e fluido numerose entità spirituali angeliche, psichiche, masse e campi gravitazionali quali le stelle, le galassie, i pianeti con la nostra Terra ed il suo carico di minerali, vegetali, animali, uomini e donne, creati, cioè iniziati nel tempo dalla Volontà creatrice della Trinità. Ogni cosa è portata all'essere dal nulla spaziale per l'opera creativa iniziata nel tempo in questa porzione del tutto messa in stato dinamico dai poteri dell'Altissimo. La Creazione dura "ab aeterno", perché quando un Cosmo è stato creato nell'infinito spazio, Iddio può aver iniziato altre creazione cosmiche, noi non possiamo saperlo, almeno per ora, se Lui non lo rivela ai suoi profeti. Che Dio abbia creato e creerà innumerevoli altri mondi non stupisce il teologo, perché la creatività è una caratteristica della sua onnipotenza perenne. Dio è amore creativo ed è sempre stato Padre e Madre. ...
[...] Lo studio delle piante medicinali mi spinse a provarne gli effetti sul mio stesso organismo, procurandomi sovente delle malattie artificiali nell’intento di curarle con altri vegetali. Questo modo di indagare lo praticavano Paracelso, Cardano, il Durante e, in tempi più moderni, lo stesso Hahnemann, fautore della medicina Omeopatica. Naturalmente queste esperienze su se stessi sono alla lunga dannose. Con il passare degli anni, andai sempre più in profondità, consultando i vecchi erbari, leggendo i numerosi trattati antichi e moderni, frugando fra i boschi e le montagne dalle Alpi alla Sicilia, e approfittando dei miei viaggi in Francia, Islanda, Ethiopia, Egitto, Russia, U.S.A., isole Hawaii, Sud America, India, Cina, Giappone, ecc. Spinsi poi le mie ricerche sulla costituzione occulta dei vegetali, cioè indagai sulle correnti eteriche ed elettroniche delle piante vive, capaci di influenzare le funzioni dell’organismo umano ed animale. Molte di queste osservazioni diventarono il patrimonio scientifico della medicina totale archeosofica, che ha trovato il modo di assorbire, estrarre dalle piante la vitalità curativa vegetale, operando così una vera trasfusione di energia vegetale al paziente. [...] Man mano, si venne accumulando un enorme materiale di studio, per cui decisi di sistemarlo in un grande trattato. [...] al momento vi prego di accogliere questo PICCOLO ERBARIO MEDICINALE, che in sole 24 piante compendia tutta la terapia delle malattie acute e croniche. Massimamente, questo piccolo erbario vuole destare nei lettori, e specialmente fra gli Archeosofi, la passione per la ricerca e la sperimentazione nel campo delle cure mediche, ricorrendo alla flora italica. Del resto, chi segue il programma di "Archeosofica", la scuola esoterica di Alta Iniziazione, deve farsi ogni giorno più preparato per assolvere il mandato di Cristo, che esorta a curare gli ammalati. Sicché, a imitazione dei santi erboristi della Nuova Alleanza - i Cristiani - usciti dalle file dei Terapeuti d’Egitto e degli Esseni del Mar Morto in Palestina, ognuno deve studiare e praticare la Fitoterapia, che tanta importanza ebbe, secondo la Bibbia, per i profeti Isaia, Ezechiele, Zaccaria e lo stesso re Salomone, che scrisse un libro dal titolo Sepher Rephuot, ossia: rimedi per tutte le malattie. Salomone classificava le erbe in Samhaim, ossia salutari, e Samammaret, o venefiche. Io ho scelto, fra le mille erbe del mio grande trattato, 24 erbe Samhaim, ovvero salutari e non velenose. Poi, restando fedele ai consigli delle Sacre Scritture, ho tenuto conte delle parole dell’Ecclesiastico,38:4: "L’Altissimo creò dalla terra i medicamenti, e l’uomo prudente non li disdegnerà". (pag.2-3)