Dunque, si potrebbe parlare un po’ del simbolismo, così in generale. Attraverso un linguaggio simbolico è possibile spiegare una realtà spirituale che altrimenti non sapremmo descrivere. Oppure anche un evento relativo a quella persona, o una situazione del mondo, dell’universo in cui viviamo. Si adoperano sempre dei simboli. In fin dei conti anche il linguaggio, le lettere dell’alfabeto, le consonanti, le vocali che servono per formare dei suoni, per comporre le parole, sono tutti simboli. I numeri sono simboli. Se non avessimo a disposizione un alfabeto e dei numeri non potremmo individuare niente, del resto siamo abituati a individuare una qualsiasi cosa con un nome, a distinguerla da un’altra attraverso un nome. Il nome in se stesso ha una forza, una qualità, perché è capace di distinguere determinate situazioni, determinate forze per esempio; i numeri lo stesso: se non ci fossero i numeri non potremmo stabilire un ordine, un ordinamento delle cose, una successione di eventi. Già alla base del nostro linguaggio ci sono dei simboli e questi simboli servono per descrivere poi altri simboli, perché anche il mondo in cui viviamo, il cosmo, è un simbolo. Anche l’uomo e la donna sono un simbolo, sono un simbolo del Dio Vivente. L’uomo è vivente, non è Dio, ma è un simbolo, il simbolo ideale di Dio; nelle Scritture si legge che l’uomo è stato creato da Dio a sua immagine e somiglianza e quindi essendo creato (l’uomo e la donna) a immagine e somiglianza di Dio, ecco fatto il simbolo più preciso, più adeguato della Divinità. Anche il Sole, per esempio, può essere simbolo della Divinità, nella sua qualità di astro che irradia luce propria, che non raccoglie niente da nessuno e irradia; questo modo di irradiare, di essere, questa autonomia diciamo così è propria soltanto del potere supremo della Divinità. “Sole” è un nome e un simbolo nello stesso tempo. Ci sono dei simboli semplici e dei simboli composti, cioè formati da una costellazione di simboli. Se io disegno alla lavagna per esempio lo zero, un cerchio, e conosco bene il significato del cerchio, nella sua essenza, potrò adoprare questo simbolo per esprimere dei concetti che hanno attinenza con il cerchio. Qual è la caratteristica fondamentale del cerchio? Non ha né inizio né fine, nel senso che tutti i punti situati sulla circonferenza possono essere nello stesso tempo l’inizio e la fine del cerchio. Quindi non ha una fine né un principio. (pag. 1)
Su questo Quaderno ci sono scritte parecchie cose a proposito dell’Iniziazione e dell’Ordine Iniziatico: come si forma, come è strutturato, che cosa significa l’Iniziazione. Oggi lo seguiremo così potete rileggerlo e farvi le idee più chiare. Dunque prima di tutto in testa alla prima pagina è citato un passo dei Vangeli dove il Cristo, che noi consideriamo il Maestro dell’Archeosofia… Noi siamo tutti discepoli e consideriamo Maestro soltanto il Cristo, per quale ragione? È semplice, perché gli uomini possono sempre sbagliare, fare del buono e del critico, invece Dio non può sbagliare. Puntare sulla figura del Cristo è una garanzia, anche se per ora è sconosciuta… Conosciuta in senso religioso superficiale, ma c’è una storia segreta, esoterica, che noi conosciamo, che spiega molto di più di quello che si è sentito dire. Uno potrebbe essersi fatto delle idee poco chiare, quindi è bene come preambolo parlare un attimo del Cristo. Ecco, quando uno pensa a Gesù Cristo, al Cristo, sono due cose diverse o no? Com’è successo questo avvenimento storico? Che cosa è successo? Tanti ne parlano, ma le idee chiare ce l’hanno in pochi, anzi pochissimi. Ecco, noi conosciamo di più per il fatto che Tommaso Palamidessi, che ha fondato l’Archeosofia, ci ha spiegato tante cose; le ha spiegate sui Quaderni e le ha spiegate in dialoghi tra amici, parlando, facendo come delle confidenze che ti aiutano ad avere un quadro più completo rispetto a quello che ti potresti fare studiando soltanto sui libri, sulle Scritture. C’è sempre una Tradizione scritta, da saper vedere, da saper capire e interpretare, e c’è una Tradizione orale, che passa dalla bocca all’orecchio diciamo così. (pag.1)
Sappiamo che l’Ego, cioè l’individualità, l’individuo vero, è composto di tre principi creati da Dio. Questi tre principi, come sapete, sono lo spirito, l’anima emotiva e l’anima erosdinamica e hanno delle funzioni ben distinte fra loro pur essendo interdipendenti; i tre principi formano l’individualità, che si esprime attraverso i corpi, formano un Io che vuole, sente, pensa e agisce. Quindi, come già si intravede, l’uomo e la donna sono piuttosto complessi. E ci accorgiamo di questa complessione perché non sempre la nostra mente è in accordo con i sentimenti, cioè questi vari composti, queste forze diciamo, non sono tutte in accordo. È come se ci fosse un direttore e un’orchestra che suona gli strumenti senza tenerne conto. In un’orchestra tutti suonano singolarmente sotto la direzione del maestro, eppure esprimono un’unica armonia musicale, una bella armonia da ascoltare; in linea generale invece c’è un po’ di disorganizzazione tra i corpi energetici ed i principi, ci sono delle situazioni diciamo un po’ compromesse, da organizzare. Questa mancanza di ordine genera una situazione di agitazione, di sofferenza, di incomprensione… tutti i guai, diciamo così, che ci possono capitare dipendono quasi sempre da questo mancato accordo. Difatti si dice delle volte: “Lo sapevo, poi non l’ho fatto”; oppure: “Se rinasco un’altra volta poi…”, perché nello stesso momento, nello stesso tempo, non abbiamo tutto a disposizione, questi aggregati, tutte queste forze, l’intelletto, la memoria, le capacità dello spirito e dell’anima e le forze vitali, non sono tutte così organizzate perfettamente sotto il nostro dominio. In realtà ci sono dei lati anarchici. Con l’evoluzione, attraverso l’ascesi, si riesce ad organizzare, a mettere ogni cosa al suo posto: tutto è organizzato da un’intelligenza… l’intelligenza cioè lo spirito, che vuole agire come vuole il Creatore, perché la parte più spirituale dell’uomo e della donna è appunto lo spirito. Però si dice anche che non tutti i tre principi, spirito, anima ed eros, sono presenti in tutti gli uomini e in tutte le donne, e nemmeno sono presenti nello stesso tempo. Prima si manifesta l’aspetto istintivo, le forze dell’anima generativa, dell’anima erosdinamica. Per esempio un bambino piccolo, attaccato alla mamma, mangia, dorme, beve… Piano piano con gli anni manifesta dei sentimenti, si innamora per esempio, allora abbiamo un’espressione più forte dell’anima emotiva sempre unita all’anima erosdinamica, le forze diciamo che sorreggono. (pag. 2)
-: Io ti volevo chiedere se ci potevi dire qualcosa sulla manifestazione della Luce e della figura dei Magi. Sappiamo ben poco di quest’argomento, perché nel Vangelo è appena accennato. Si parla di tre Re che vengono da un oriente non ben definito, da una località non ben definita, non si sa esattamente da dove, e che vengono perché hanno visto, è scritto così sui Vangeli, se mi ricordo bene, hanno visto la stella sorgere dall’oriente e l’hanno seguita… Vedono all’oriente sorgere una stella, e quindi bisogna che sia notte perché se è giorno le stelle non si vedono, e seguono questa stella che li conduce alla scoperta del luogo dove è nato il Redentore dell’umanità. Non c’è scritto altro praticamente (cfr. Matteo 2:1-12). Perché vogliono trovare questo luogo e questo Redentore? Per portare dei doni. I doni si portano come una dimostrazione di fiducia… Sono doni speciali, particolari: oro, incenso e mirra. Ora, finché si tratta di oro, a uno l’oro va sempre bene, è sempre utile. L’incenso… va bene si può trovare, la mirra lo stesso. Evidentemente questi doni devono avere un valore simbolico: oro, incenso e mirra. Sulla personalità dei tre Re Magi non si sa quasi niente, soltanto i nomi: Gasparre, Baldassarre, Melchiorre… Sì, e dal tipo dei nomi sembra che provengano dalla Persia. Arrivano dove nasce Gesù bambino, lasciano questi doni e poi scompaiono. (pag. 1)
Vorrei parlare dell’importanza dei simboli e del simbolismo. Magari se qualcuno di voi tiene anche il 14° Quaderno, si può seguire meglio, perché avevo una mezza idea di spiegarvi qualcosa. Allora, intanto si può dire che tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e ciò che esso contiene, è tutto un simbolo. Nel mondo della forma è tutto un simbolo perché si ammette che esiste una realtà, quella con cui siamo abituati a relazionare, una realtà tridimensionale, terrena, ma si dice, per tante ragioni di cui dopo parliamo, che esiste anche una realtà superiore. Ci sono degli assiomi che ci possono essere utili per capire, ad esempio: “il visibile è l’espressione esteriore dell’invisibile”, come se per comodità si pensasse un mondo, un universo, fatto di due piani: uno visibile e tangibile e uno non tangibile e non visibile, ma che esiste ugualmente. Altro esempio: l’amore… Prova a toccare, a vedere l’amore, il sentimento. Però la rosa può essere il simbolo dell’amore. Il Sole non è Dio, ma gli antichi lo prendevano come il simbolo della divinità per il fatto che irradia, riscalda, vivifica. Il cuore di colui che ama, che prova tutti questi sentimenti è come un sole ed era un simbolo dell’amore; le stelle sono corpi celesti, ma sono anche dei simboli perché hanno una controparte invisibile; l’uomo lo stesso è un simbolo. Anzi, l’uomo è proprio il simbolo preciso di Dio, visto che è stato creato a sua immagine e somiglianza, come dice il Genesi, è il simbolo più perfetto, più preciso della Divinità essendone l’immagine. Quindi si capisce che nella nostra esperienza abbiamo a che fare con un mondo visibile, tangibile e un mondo invisibile. Quello delle cose tangibili, visibili, ha una realtà invisibile; è l’esteriorizzazione di questa realtà. È importante, ci fa appunto capire che il simbolo opera in un certo modo assai interessante: collega la realtà invisibile con il visibile, con il nostro modo di vedere. Noi abbiamo un modo di percepire le cose, di comprenderle, un nostro modo, ecco, si possono comprendere le cose invisibili alla maniera terrena, in un modo terreno. Non sono terrene, non sono materiali, ma noi le possiamo comprendere perché il simbolo unisce e collega e lega il visibile con l’invisibile. Perché “invisibile” e “visibile” sono due aspetti di una medesima cosa. Un’idea è invisibile, però si può mettere, per esempio, sulla tela e fare un quadro: il quadro che rappresenta l’idea mi collega a questa. Se osservo il quadro con attenzione, concentrazione, piano piano, se escludo tutto ciò che esiste nel mondo e rimango soltanto con quello che il quadro rappresenta, cosa succede? Mi saturo di quella immagine e mi metto in contatto con l’idea che gli sta dietro, con l’archetipo. In che modo funziona questo meccanismo? Nell’uomo c’è una parte visibile e una invisibile; se io sto attento e concentro la mia attenzione prolungata su un simbolo, per esempio il sole, si verifica un dualismo: io sono l’osservatore e il sole è l’oggetto che osservo. Escludendo tutto il resto mi sintonizzo sul sole e, siccome anch’io ho una parte invisibile, ho una mente, eccetera, allora vengo informato, se riesco a oltrepassare la soglia della forma, anche di tutto ciò che sta dietro il sole. Se il sole è un simbolo della Divinità, bene, comincio a cogliere l’aspetto solare della Divinità. Se poi questa concentrazione diventa ancora più intensa, succede un fatto interessante: si annulla la distanza tra me e il sole, tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Si annulla nel senso che la mia coscienza diventa un tutt’uno con l’idea che sta dietro al simbolo sole. Questo è vero anche perché tutto quello che esiste nella natura è vivo, è tutto vivente, non c’è niente di morto; quindi anche una cosa materiale, un oggetto, il mondo, un fiume, è come se avesse una specie di anima, ha un senso, una realtà invisibile che posso cogliere con questo metodo di presa di contatto. (pag.1-2)
Quando nasce una religione, nello stesso tempo, in una religione così generalizzata, c’è anche un aspetto più interiore, più segreto, diciamo più iniziatico. Quando ci sono i fondatori delle religioni, come ad esempio Zoroastro, allora si crea un aspetto valido per tutti, cioè una influenza generalizzata, e nello stesso tempo un aspetto specializzato per pochi, per quelli che temporaneamente sono pronti a ricevere un insegnamento più massiccio, in conformità all’evoluzione di ogni soggetto, di ogni persona. In linea generale c’è bisogno di portare avanti un gruppo di élite che serve nell’ambiente, nell’umanità, nella società, nella nazione, a propagare diciamo così i dettami della dottrina rivelata in maniera comprensibile per gli altri, altrimenti si creerebbe un vuoto, cioè non ci sarebbe una moltiplicazione, un’evoluzione del messaggio religioso. Nel caso di un Fondatore mitico, allora senz’altro ci sarà una équipe di Iniziati che, avendo riscoperto e ricevuto una rivelazione nel corso di speciali iniziazioni, ci sarà una équipe dicevo che tiene viva la fiamma ardente della passione religiosa, per le cose dello spirito, persone che custodiscono questa Tradizione. Se ognuno di noi dovesse tenere accesa la sua fiamma, dovrebbe fare tutti i giorni un certo lavoro. Ecco, è successo che le fiamme si sono spente, allora ci vuole qualcuno che mantenga acceso il fuoco e che riaccenda questa passione, nella misura in cui si può recepire un po’ per tutti. Quindi, dicevo, nel passato finché si sono mantenuti in vita, in attività, diciamo così, quegli elementi, quegli iniziati di cui non si conoscono i nomi o non si sa niente di preciso, allora si vede fiorire la cultura, le arti, si sviluppano le scienze, insomma in una certa misura si vede sempre uno sviluppo parallelo delle migliori attività umane, l’arte diventa un’arte religiosa, la cultura… insomma tutto prende vita e prende forma. Un po’ come è successo verso l’anno mille, o nel Medio Evo con i Templari: tutto è rifiorito, dall’economia alle cose spirituali, all’organizzazione sociale, un’evoluzione, una spinta notevole per una società che era, diciamo così, allo sbando. (pag.1-2)
Non tutti i giorni vengono fondati Ordini Iniziatici. Guardando nella storia esoterica, si vede che ce ne sono stati di attivi in certi periodi, ad esempio i Rosa+Croce di Dante, ma dopo un certo arco di tempo immancabilmente si eclissano, diciamo così. Quando viene fondato, quando inizia, si vede una partecipazione ed un certo fervore, poi man mano si spegne; ha come un ritmo: nasce, cresce e poi entra nella fase discendente; da un punto di vista storico, è soggetto alle condizioni dell’ambiente formato appunto dalle persone, dagli aderenti. Ci sono personaggi del calibro di Dante Alighieri, come dicevamo, e tanti altri che hanno scritto trattati di simbolismo, di esoterismo insomma, quindi scrittori, studiosi, sperimentatori, il meglio della società del tempo. Parallelamente allo sviluppo degli Ordini Iniziatici fiorisce anche la cultura, l’arte, per dirla in breve, come per il fenomeno dei Templari no? Appaiono sulla scena dal nulla, da un momento di buio diciamo così, di crisi esistenziale generale, di ignoranza... sorge il sole e in qualche decennio si sviluppano, c’è un’ascesa diciamo, poi un declino, quando l’Ordine dei Templari scompare. In realtà l’Ordine, da un punto di vista esoterico, da un punto di vista occulto, continua, perché la Tradizione non si ferma mai: c’era prima e c’è anche dopo, e di volta in volta si arricchisce di nuovi sperimentatori che portano la loro pietra per costruire l’edificio alla Sapienza. Quindi si accresce: cresce lo sviluppo delle scienze e delle arti tramite quei personaggi che sono, diciamo così, come delle luci che illuminano l’ambiente. Al momento però che vengono a mancare questi personaggi, tutto rientra in uno stato letargico, da un punto di vista della società. Sarebbe bello se... cominciasse a crescere e continuasse a crescere all’infinito, ma non è così perché ci sono dei ritmi che governano la storia. (pag.1)